10. Una Teoria della DD - La tradizione

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pietromuni
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10. Una Teoria della DD - La tradizione

La tradizione
La tradizione è il patrimonio culturale ereditato dalle generazioni precedenti, che è costituito da una quantità di comportamenti, che risalgono a tempi più o meno remoti. Nel passato gli uomini hanno generalmente esibito un sacro rispetto nei confronti di questi comportamenti, in special modo per quelli più datati, nella convinzione che, per il fatto di essersi ripetuti per millenni, essi devono necessariamente rappresentare un concentrato di saggezza, un nocciolo di verità incontestabili. Negli ultimi secoli, tuttavia, un numero crescente di persone ha cominciato a rapportarsi nei confronti della tradizione con un crescente disincanto. Tra i primi innovatori va ricordato Cartesio, il quale, col suo dubbio metodico, si è volto “contro il vacillante edificio della Scolastica; suo scopo era di screditare l’antica filosofia attaccandone la dipendenza dalla tradizione e dall’autorità” (ZWEIG 1980: 127). Il messaggio del filosofo è chiaro: l’uomo deve scrollarsi di dosso le verità dogmatiche di una tradizione che lo impastoiano e deve invece affidarsi ai suoi sensi e alla sua intelligenza. È con questo spirito che sono arrivate le scoperte di Copernico, Galileo, Keplero, Harvey e molti altri, che hanno dischiuso le porte al soggettivismo e alla modernità.
Un sistema politico può essere valutato anche da come si pone nei confronti della tradizione.

La tradizione DD
La DD tiene in gran conto la t., ma non le assegna una posizione di primo piano, perché assume che “è di per sé evidente, senza alcun bisogno di dimostrazione, che le epoche storiche non sono più infallibili degli individui” (MILL 1997b: 22). La t. deve sì fornire un prezioso punto di partenza per le riflessioni individuali, ma il suo destino fisiologico è quello di essere superata dall’apporto creativo del soggetto pensante. “Quando la norma di condotta –insiste Mill– non è il carattere individuale ma le tradizioni o le consuetudini degli altri, viene a mancare uno dei principali elementi della felicità umana, e l’elemento sicuramente principale del progresso individuale e sociale” (1997b: 65). In DD, la posizione di primo piano spetta all’individuo presente, che guarda sì al passato, ma sempre pensando al futuro. “Non dobbiamo lasciarci corrompere né dominare dal mondo che ci circonda –ammonisce Seneca–, dobbiamo fare assegnazione solo su noi stessi, affidarci alle nostre personali capacità, risoluti sia nella fortuna che nella malasorte; dobbiamo, insomma, essere noi gli artefici della nostra vita e della nostra condotta” (1993: VIII, 3). Per il filosofo, la tradizione non è un valore da perseguire, poiché “l’errore, passando di mano in mano, c’incalza, ci travolge e ci butta giù, con nostra grande rovina. Sono gli esempi degli altri che ci guastano: solo se sapremo tenerci lontani dalla moltitudine potremo salvarci” (1993: I, 4). Insomma, la t. è importante sì, ma non tanto da dover essere considerata una verità eterna e meritare un rispetto sacro.

La tradizione DR
In DR, spesso la tradizione ereditata dai propri avi viene ritenuta vincolante, quasi come fosse una religione. Un valore, che sia strato tramandato nei secoli, assume caratteri di sacralità e diventa pressoché intoccabile, perché, così si crede, rappresenta la saggezza dei nostri padri e non dev’essere messo in discussione. Quel che ci hanno insegnato da bambini è bene. Quel che fa parte della nostra storia è bene. La cultura, la lingua, i gusti, i costumi, che ci sono stati trasmessi, sono tutti beni da custodire e tramandare ai nostri figli. Nello stesso tempo, tendiamo a coprire con un velo di indifferenza o sottovalutare tutto ciò che è diverso o straniero. In pratica, non pensiamo con la nostra testa, ma utilizziamo schemi precostituiti, che ci vengono forniti dall’esterno, ci conformiamo pedissequamente a ciò che è e non badiamo a ciò che potrebbe o dovrebbe essere, diffidiamo delle novità, anche quando la nostra ragione ci suggerisce che sono un bene per noi e ci conviene accettarle. Per esempio, la DD attrae molte più persone di quanto non sembri, ma quasi tutti la rifiutano, perché, non scorgendola in nessun luogo, credono che non sia mai esistita e la considerano un’autentica novità. Insomma, a causa di un’eccessiva elevazione della t., sfruttiamo poco la nostra intelligenza, la nostra creatività, la nostra capacità di giudizio e il nostro capitale umano.

Didì