La scuola
La scuola è il luogo preposto alla formazione civica e professionale dei cittadini, perciò la sua funzione è da ritenere fondamentale per lo Stato, per qualsiasi Stato, ma con delle significative differenze, a seconda degli obiettivi perseguiti. Così, uno Stato autoritario tenderà a formare cittadini omologati o sudditi, uno Stato democratico cittadini liberi e autonomi. In ogni caso, uno Stato vorrà formare cittadini funzionali al sistema, ossia omologati al sistema politico vigente. L’esigenza di conservare il potere politico ed economico da parte della classe dominante può influire sia sugli obiettivi sia sulla qualità del servizio scolastico. Una scuola valida dovrebbe operare in funzione dei discenti, fornire loro le competenze e gli strumenti necessari per inserirsi proficuamente nel mondo del lavoro e partecipare alla vita politica del paese. Una scuola democratica dovrebbe anche formare uomini liberi e cittadini responsabili. Ma per far ciò, essa dovrebbe poter operare in modo indipendente e costituire un potere autonomo al pari della magistratura. Di converso, una scuola che è governata dall’alto e dipende dal finanziamento dello Stato sarà indotta ad operare più in funzione del potere politico che degli utenti.
La scuola DD
Thomas Jefferson un giorno pronunciò queste parole: “Non conosco depositario di potere affidabile tanto quanto il popolo stesso. Se la popolazione non è considerata abbastanza illuminata da governare con giudizio integerrimo, non si dovrà impedirle di farlo, ma glielo si dovrà insegnare” (in GROSSMAN 1997: 11). In linea con questo pensiero, la DD reputa necessario educare il cittadino ad essere se stesso e a gestire responsabilmente le proprie libertà. Convinta che “cittadini responsabili e impegnati non si nasce, si diventa” (GROSSMAN 1997: 301), la DD investe moltissimo sulla formazione del cittadino e, attraverso la scuola, punta a massimizzare la libertà individuale e a favorire “la critica, piuttosto che la semplice conservazione, delle istituzioni sociali” (in SEN, WILLIAMS 1984: 344).
La scuola DD non è staccata dal mondo produttivo, ne fa parte integrante. Gli studenti non frequentano solo la scuola, ma anche i posti di lavoro, nel rispetto del principio che scuola e lavoro sono un unico mondo. Al lavoratore è consentito di frequentare la scuola, “ma anche il posto di lavoro sarà il luogo dove gli adulti continuano ad imparare” (DRUCKER 1993: 226). I docenti, che sono anche lavoratori ed esercitano attività produttive di vario genere, vengono selezionati a partire dagli albi professionali di categoria, secondo il criterio che chi occupa un gradino più alto può insegnare a tutti gli altri nella stessa categoria. La Commissione delle Attività Produttive e dei Servizi (CAPS) vigila sulla qualità dell’insegnamento, sia pretendendo dai docenti rapporti informativi sui propri metodi di lavoro e sui risultati conseguiti, sia esercitando controlli casuali per verificare la veridicità dei rapporti stessi, così che, alla fine, si venga a configurare quella che Drucker chiama “società della conoscenza” o “società post-capitalistica”.
Oltre a fornire un’alfabetizzazione universale e di livello elevato, la scuola DD vuole infondere nei discenti la motivazione ad imparare e, soprattutto, vuole essere aperta, in modo che tutti possano accedervi, liberamente, fino all’ultimo giorno della propria vita. “Nella società della conoscenza la scuola diviene istituzione anche degli adulti a scolarizzazione elevata” (DRUCKER 1993: 212). È una scuola continua, una palestra dei cervelli e un luogo aperto dove poter leggere, conversare, tenere corsi e conferenze, dare e raccogliere informazioni, fare ricerche, avanzare proposte e idee innovative in tutti i settori, sociale, produttivo e politico.
La scuola DR
La scuola DR non solo non è collegata al mondo del lavoro, ma non è nemmeno un luogo di incontro dei cittadini. Essa non favorisce il confronto delle idee, né incoraggia la creatività, la ricerca e le idee innovative e, per di più, rimane attiva solo quel tanto che è sufficiente ad erogare il titolo, la sua principale funzione essendo quella di formare cittadini conformati al sistema vigente. In un sistema DR, è più importante conquistare consensi che realizzare un servizio scolastico di eccellenza. Perciò mancano verifiche e controlli di qualità, agli insegnanti si chiede poco e si dà poco, l’attività didattica è imbrigliata da logiche curricolari e procedurali e, quando un docente abbia svolto il programma imposto dal Ministero e assolto i suoi impegni burocratici, egli ha compiuto integralmente il suo dovere. Lo Stato investe poco sulla scuola e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i giovani ricevono una formazione solo teorica e di basso profilo, mentre gli insegnanti si sentono frustrati, mal retribuiti e poco apprezzati dall’opinione pubblica. Chi vuole una scuola di qualità deve pagarsela, ma, per quanto valida, una scuola privata non forma cittadini democratici, bensì professionisti tecnicamente preparati nella propria disciplina, destinati ad una carriera brillante e remunerativa, i futuri cittadini privilegiati, o di serie A, i quali continueranno a mandare i loro figli nelle scuole private, alimentando un sistema iniquo, dove non sono contemplate le pari opportunità e, dunque, nemmeno una scuola di buon livello e aperta a tutti.

