22. Una Teoria della DD - La sanità

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pietromuni
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22. Una Teoria della DD - La sanità

La sanità
La salute, intesa nel suo senso più lato, può essere definita come una condizione di soddisfacimento dei bisogni della persona, tale da consentire un funzionamento biologico e sociale dell’essere umano, ad un livello che sia ritenuto almeno soddisfacente dal soggetto stesso. Una condizione di salute insufficiente si riverbera in una quantità di disfunzioni che ineriscono tanto alla sfera organica quanto a quella sociale e politica dell’individuo e che finiscono per comprometterne l’effettivo esercizio dei diritti. Di conseguenza, uno Stato democratico porrà la salute dei cittadini fra i suoi obiettivi primari e, qualora non dovesse farlo (o dovesse farlo in misura insufficiente) non meriterebbe di essere definito democratico. In altri termini, la qualità del servizio sanitario di uno Stato può essere utilizzata come la cartina di tornasole per misurare il livello di democraticità di quello Stato.

La sanità DD
La DD vuole un Sistema Sanitario basato sull’informazione, nella convinzione che solo una Medicina informata, offre sufficienti garanzie di serietà, efficacia ed economicità. La Medicina DD si fonda interamente sull’osservazione empirica, sulla raccolta e diffusione di informazioni, ma anche sull’elaborazione delle stesse e sulla ricerca. Perciò, essa impone a tutto il personale sanitario l’obbligo legale di seguire un metodo di lavoro, le cui caratteristiche minime siano quelle di essere riproducibile da un altro operatore e computerizzabile. A meno che non vi siano denunce o condizioni di palesi irregolarità o scorrettezze, e fino a prova contraria, la CAPS di categoria giudicherà di pari livello tutti i metodi di lavoro. In pratica, ogni operatore sanitario sarà tenuto a raccogliere informazioni sul proprio lavoro e inviare periodicamente all’organizzazione di categoria (OC) un resoconto del metodo seguito e dei risultati ottenuti. A meno che non vi siano denunce di palesi irregolarità o scorrettezze, l’OC giudicherà di pari livello tutti i metodi di lavoro, salvo poi cambiare parere alla luce dei risultati che emergano dalla sue verifiche e dai suoi rilievi analitici e comparativi, che provvederà a rendere noti sia al personale sanitario, sia a tutti i cittadini che ne siano interessati.

La sanità DR
La Medicina DR segue più le regole del mercato che non quelle dell’informazione e, per conseguenza, bada più all’aspetto economico e commerciale che alla qualità e all’efficienza del servizio, e se qualcuno nutrisse qualche dubbio in proposito, probabilmente si ricrederà dopo aver letto di questa mia personale esperienza.
Nel 1993, dopo sedici anni di attività ospedaliera, riuscivo a mettere a punto una serie di schede per la raccolta di informazioni inerenti la nostra attività chirurgica. I dati venivano da me raccolti nel corso della normale attività di reparto e senza aggravio di tempi e di costi per la struttura. In pratica, io svolgevo lo stesso lavoro dei miei colleghi, ma impostato in modo informato. Dopo soli due anni, le informazioni da me così raccolte, in modo metodico, consentivano di rilevare alcuni errori (nelle nostre procedure e nell’impiego di farmaci e di materiali) che, se opportunamente corretti, ci avrebbero fatto risparmiare almeno 150 milioni di lire per anno, e senza danni per i pazienti, anzi, con vantaggio per gli stessi, che non dovevano essere sottoposti a trattamenti inutili e potenzialmente rischiosi.
Pensando al favorevole impatto che un’acquisizione del genere avrebbe potuto esercitare sul SSN, in un periodo di ristrettezze economiche e di tagli, provvedevo a diffondere la notizia a tutti i livelli possibili: ne ho parlato coi responsabili dell’Ospedale, dove lavoravo, e nei convegni medici, ho scritto sul Notiziario dell’Ordine dei Medici di Udine (giugno 1995) e sul Messaggero Veneto (17.7.95), ma senza esito alcuno. L’idea di un concreto risparmio economico reso possibile da una Medicina informata sembrava non interessare nessuno. Alla fine (21.4.97), decidevo di dimettermi dal lavoro e indirizzavo una lettera di motivazione ai massimi responsabili della sanità locale, e precisamente: al Direttore Generale, Dott. Paolo Basaglia, al Direttore Sanitario, Dott. Alessandrino Fanzutto, al Primario Ortopedico, Dott. Pietro Commessatti, all’Assessore Regionale, Dott. Elio Degano. Niente. Nessuno ha mai risposto. Nessuno si è mostrato interessato all’idea di una Medicina informata.

Didì