Il Mondo duale DR
La DR propone modelli di società e di mondo duali.
Nelle società duali si possono distinguere agevolmente due livelli di cittadinanza: quello dei cittadini-rappresentanti, che sono accreditati delle qualità necessarie per assumersi responsabilità di governo, quello dei cittadini-comuni, che si ritiene sprovvisti di quelle qualità; quello dei cittadini agiati, che sono liberi di impostare e seguire il proprio progetto di vita, e quello dei cittadini indigenti, che ogni giorno devono fare i salti mortali per far quadrare il bilancio familiare e ai quali non resta il tempo per occuparsi d’altro; cittadini di serie A e cittadini di serie B. In ogni Stato e in ogni città DR i due livelli sono ben riconoscibili e danno vita a due realtà profondamente diverse: nella cittadinanza di serie A c’è istruzione, cultura, conoscenza, organizzazione, abbondanza di beni, ostentazione di lusso; nella cittadinanza di serie B c’è ignoranza, disordine, ristrettezza e miseria.
In uno Stato DR, di norma, chi detiene il potere economico esercita, direttamente o indirettamente, anche il potere politico, finendo così per diventare una classe privilegiata o, se si preferisce, una casta. “È banalmente noto che nelle società industriali avanzate, quando non è brutalmente spartito fra i partiti e gli amici loro, il potere è nelle mani di oligarchie. L’organizzazione della politica, così come è concepita in queste società, porta quasi fatalmente alla formazione di classi dirigenti ristrettissime, il cui ricambio è assicurato da una specie di perenne cooptazione ed espulsione gestita dall’interno dell’élite del potere; le elezioni sono delle grandi cerimonie laiche che, salvo eccezioni anche clamorose, incidono in misura minima sulla struttura della classe dominante. Si tratta di cerimonie di investitura che consentono di operare una scelta fra persone già scelte secondo modalità la cui analisi non mi compete in questo libro. Riguarda o riguarderebbe, semmai, gli specialisti, i sociologi e gli scienziati della politica. Molto spesso il controllo del potere consente un intreccio fra cosa pubblica, interessi privati e società politica tale da portare alle conseguenze più o meno negative o addirittura devastanti che in molti paesi stanno davanti ai nostri occhi. È cosa nota che i partiti, così come sono organizzati, finiscono per essere delle macchine infernali che si dilatano come i mostri di certi film di fantascienza penetrando ovunque e assumendo un controllo capillare e soffocante della società che rende utopico pensare alla felicità, o almeno alla serenità della gente...” (ACQUAVIVA 1994: 92).
Quello che vale per i paesi DR vale, a maggior ragione, anche per tutti gli altri paesi del mondo che, rispetto ai primi, sono meno prosperi ed evoluti. Non c’è, infatti, al mondo città di alto profilo che non contenga un campionario di miseria fatto di sottoalimentazione, mortalità infantile, vagabondaggio e disoccupazione, né c’è città di infimo livello dove, accanto all’indigenza delle masse, non sia possibile notare la magnificenza di una minoranza di persone che vivono nell’opulenza e nel lusso, e si muovono nella sfera dell’alta tecnologia e dell’alta moda, dei grandi affari e dell’alta finanza. Nella ricca Europa si contano oltre 50 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà (ATKINSON 2000: 11) e che, pertanto, sono escluse dall’esercizio dei diritti e incapaci di organizzarsi e portare avanti una qualsiasi azione politica. A livello planetario, l’insieme di queste realtà locali generano un mondo duale o, come si suol dire comunemente, due mondi: il Primo Mondo è quello dei ricchi, il Secondo Mondo quello dei poveri. È stato calcolato che, nel 1999, le 225 persone più ricche della terra possedevano un patrimonio pari al reddito di un intero anno del 47% della popolazione più povera del pianeta e cioè di 2,8 miliardi di persone (BRAVO 2001: 269).
Il mondo duale genera società inique, nelle quali sono facilmente riconoscibili un esiguo numero di persone così ricche da vivere ad un livello quasi sovrumano e una massa di persone così povere da vivere ad un livello quasi subumano. Lo straricco non si accontenta di vivere agiatamente e senza affanni, ma, dopo aver conquistato il potere economico, vuole anche conquistare quello politico, così da non vedere sopra di sé altro che il cielo. Egli non usa il suo denaro per le proprie necessità, ma piuttosto per dominare altri uomini, ossia per il potere. Secondo Friedman, questa concentrazione del potere nelle mani di pochi costituisce “la più grande minaccia alla libertà umana” (1981: 309). Lo strapovero, infatti, non sa che farsene del diritto alla libertà, che pure la legge spesso gli riconosce, e, piuttosto, pensa a sbarcare il lunario alla meno peggio, arrabattandosi in ogni modo possibile e perfino umiliandosi, rinunciando alla propria dignità umana.
Nel mondo duale solo pochi cittadini sono liberi, mentre i più sono condizionati e guidati dall’esterno come bambini o marionette: è il cosiddetto «problema di Pinocchio». In un mondo che tende a globalizzarsi, i fili che muovono gli individui, anziché ridursi di numero, aumentano, e poco cambia, secondo Susan Strange, se al posto dello Stato-nazione a muoverli siano i molteplici interlocutori del capitalismo globale: in entrambi i casi il «problema di Pinocchio» resta irrisolto. La stessa Strange auspica la liberazione dell’individuo dai fili che lo legano e la sua restituzione alla libertà, e sogna un individuo capace “di saper distinguere autonomamente che fare, scegliendo a propria guida esclusiva la sua stessa coscienza individuale” (in GHERARDI 2001: 206). In pratica, ciò significherebbe liberare il mondo dalla povertà. Ma perché i ricchi, che sono i soli a disporre dei mezzi necessari allo scopo, dovrebbero muoversi in questa direzione? Di fatto, è solo una questione di coscienza. Benché non sia direttamente minacciata dai poveri, l’élite dominante non può non sentire una responsabilità morale nei loro confronti, e non può restar sorda all’ammonizione di Dahrendorf: “Se vogliamo vivere in comunità civili, dobbiamo fare quel che possiamo per far rientrare gli esclusi nel mondo di opportunità della vita sociale” (2005a: 77).
29. Una Teoria della DD - Il Mondo duale DR
29 ottobre 2008 - 17:21
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