Perché si è affermata la DR e non la DD?
È giunto il momento di interrogarci sulle ragioni che hanno impedito l’affermazione della DD e che hanno invece decretato il successo della DR. Ebbene, a tal proposito, possiamo subito dire che, se finora la DD non si è affermata nel mondo, ciò è dovuto al fatto che, sulla reale possibilità del popolo di esercitare il proprio potere sovrano, esiste uno scetticismo generalizzato, che è fondato su ragioni sia tecniche (è matematicamente impossibile che un gran numero di persone possa esprimere la propria opinione su ogni questione di pubblico interesse), che di principio (non è bene che siano le masse a decidere su questioni di pubblico interesse). Le maggiori riserve esplicitate dagli studiosi nei confronti della DD, tuttavia, si riferiscono alla prima questione, cioè alle difficoltà pratiche di realizzarla. Prendiamo il caso dell’Italia. Possono 50 milioni di elettori redigere e discutere l’ordine del giorno in modo ordinato e senza che ne risulti un caos insuperabile? Dovunque, una simile domanda susciterebbe un coro di risposte decisamente negative. “Poiché –argomenta Montesquieu– in uno Stato libero, qualunque individuo che si presume abbia lo spirito libero deve governarsi da se medesimo, bisognerebbe che il corpo del popolo avesse il potere legislativo. Ma siccome ciò è impossibile nei grandi Stati, e soggetto a molti inconvenienti nei piccoli, bisogna che il popolo faccia, per mezzo dei suoi rappresentanti, tutto quello che non può fare da sé” (Lo spirito delle leggi, XI, 6). Questo pensiero di Montesquieu sarà, più volte, ribadito nel corso dei secoli.
Secondo John Stuart Mill, essendo materialmente impossibile che tutti i cittadini di uno Stato prendano la parola in pubblico in merito all’ordine del giorno, perché non ce ne sarebbe il tempo materiale, ne consegue che solo una minoranza può discutere, mentre la maggioranza deve limitarsi a votare. Con ciò, non si intende negare la validità della DD, ma si vuole semplicemente affermare che questa forma di governo è possibile solo a condizione di suddividere uno Stato in tante piccole comunità indipendenti, con la conseguenza di creare un sistema instabile: maggiore è il numero dei cittadini, minore è la possibilità che si possa realizzare un governo diretto. In pratica perciò si reputa inevitabile il ripiego alla DR. “Il tipo ideale di governo è solo quello rappresentativo poiché in ogni comunità che supera i limiti della piccola città ciascuno può partecipare solo ad una minima parte degli affari pubblici” (MILL 1997: 59).
Max Weber ritiene che la DD possa essere funzionale solo in casi del tutto particolari, ma che sia affatto impraticabile nelle nostre società numerose e complesse. La democrazia diretta, concorda Kelsen, “date le dimensioni dello Stato moderno e la molteplicità dei compiti di esso, non rappresenta più una forma possibile di democrazia” (1995: 72). Anche Mises appare risoluto nel giudizio: “La democrazia diretta può essere realizzata solo su scala molto ridotta” (MISES 1990: 97). Bobbio è sulla stessa linea: “Nessuno può immaginare uno stato che possa essere governato attraverso il continuo appello al popolo” (1991: 49). Infatti, “Che tutti decidano su tutto in società sempre più complesse come sono le società industriali moderne è materialmente impossibile” (BOBBIO 1991: 34). Anche secondo Dahl, la popolazione di uno Stato è troppo grande “per permettere di realizzare pienamente l’ideale partecipativo” (1996: 20) e, tuttavia, non è prudente costituire stati così piccoli da permettere un governo DD, dal momento che nessun piccolo Stato potrebbe offrire condizioni ottimali di vita ai suoi cittadini. Dahl ritiene, infatti, che “oggi nessuna unità più piccola di una nazione o paese sia in grado di fornire le condizioni necessarie per realizzare un’alta qualità della vita, e che nessuna unità più grande di un paese possa essere governata democraticamente...” (1996: 23). Che dire di fronte a questo autorevole coro di No? La risposta sembra essere scontata: la cosa migliore che possiamo fare è tenerci la democrazia che abbiamo. Insomma, non rimane che la DR.
Il fatto di aver negato la possibilità fisica di attuare un governo DD avrebbe potuto esimere gli studiosi dall’entrare nel merito della seconda questione, e cioè se sia bene affidare il governo al popolo (a che servirebbe, dato che la DD è comunque irrealizzabile?). Tuttavia, se ci si fosse limitati a dichiarare solo l’impossibilità materiale di realizzare la DD, si avrebbe dovuto coerentemente vedere nella DR solo un ripiego, un male minore e, dunque, un sistema politico non-ideale, e questo non poteva essere tollerato da pensatori di fede DR, i quali hanno ritenuto opportuno esprimere la propria opinione anche su questo tema, facendo registrare, ancora una volta, una netta prevalenza di posizioni anti DD. Secondo Hegel, il popolo non sa quel che vuole, è incapace di autogovernarsi e dev’essere governato. “Ogni democrazia diretta –afferma Max Weber– tende a diventare «amministrazione di notabili» (1999 I: 288). Così è sempre stato, aggiunge Durkheim: il potere di governo “risiede sempre nelle mani di una minoranza scelta o per nascita o per elezione che è più o meno grande, a seconda dei casi, ma che non comprende mai più di un numero limitato di individui” (in GIDDENS 1998: 178). Per Schumpeter, gli elettori sono incapaci di formulare giudizi critici ragionevoli sulle questioni politiche e, perciò, è bene che essi non assumano responsabilità politiche; «democrazia» non significa che il popolo governi realmente, ma soltanto che esso abbia l’opportunità di scegliere gli uomini che dovranno governarlo, i quali, allo scopo di accaparrarsi i voti necessari alla loro elezione, entrano fra loro in competizione, come se fossero degli imprenditori che lottano per conquistarsi le preferenze dei consumatori (elitismo competitivo). Per Sartori, l’unico potere che si può accordare al popolo è quello di scegliere chi lo governerà. E si potrebbe continuare. Secondo Sergio Fabbrini, la DR è non solo necessaria, dal momento che “non vi é (né vi può essere) una democrazia senza una guida” (1999: 5), ma anche la migliore delle democrazie possibili, perché “quando il potere decisionale è diffuso, quando tutti sono responsabili della decisione governativa, allora è evidente che nessuno lo è” (1999: 9). Il governo rappresentativo è, secondo Luciano Canfora, “il solo sotto cui ci sia possibile oggi trovare un po’ di libertà e un po’ di pace” (2006: 86). Pur riconoscendo che la DR è in pericolo, Ralf Dahrendorf afferma che essa “non ha perso né la sua forza né il suo diritto” e sentenzia: “Vale la pena di rivitalizzarla e rafforzarla” (2005: 325). È diffusa, dunque, la convinzione sia dell’assoluta impossibilità di realizzare una democrazia diretta, sia della sua non convenienza.
Una volta affermata l’impossibilità della DD anche su un piano etico, allora si sortisce l’effetto di elevare la DR ad “unica forma reale possibile dell’idea di democrazia” (KELSEN 1995: 74). Si sostiene cioè che “il governo rappresentativo costituisce il tipo ideale di governo [possibile]” (MILL 1997a: 60). Come dire che, anche se un angelo rimuovesse ogni difficoltà tecnica, in ogni caso, la DD resterebbe una pura utopia e, inevitabilmente, tenderebbe a trasformarsi in plutocrazia, perché gli elettori sono incapaci di formulare giudizi critici ragionevoli sulle questioni politiche. Barbera parla di “definitivo abbandono delle suggestioni di democrazia diretta” (1999: 101). Il messaggio è il seguente: non solo la DD è impossibile da realizzare dal punto di vista tecnico; essa non è nemmeno desiderabile sul piano etico, dove è nettamente superata dalla DR, che rappresenta la migliore forma di governo possibile. Le conseguenze di questo atteggiamento culturale sono note: una pietra tombale sulla DD e l’apoteosi di questa nuova forma di democrazia, del tutto sconosciuta in passato, ossia la DR, o democrazia dei moderni. È così che oggi, secondo l’opinione generale, non ha alcun senso parlare di DD, e in effetti non se ne parla, mentre ci si continua ad interrogare sul modo migliore di realizzare e diffondere questa nuova e straordinaria forma di governo, ossia la DR, di cui non si finiscono mai di tessere le lodi.
45. Una Teoria de...Perché si è affermata la DR e non la DD?
26 novembre 2008 - 16:07
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45. Una Teoria de...Perché si è affermata la DR e non la DD?

