5. Una Teoria della DD - Il principio di forza

1 post / 0 new
Ultimo contenuto
pietromuni
Offline
Iscritto: 03/04/2008
5. Una Teoria della DD - Il principio di forza

Il principio di forza
Il principio di forza ha governato i rapporti fra gli uomini fin dalla comparsa del Sapiens, e non ha mai cessato di operare, nemmeno dopo il riconoscimento dei diritti fondamentali, che pure si sarebbero affermati “come leggi del più debole in alternativa alla legge del più forte che vigeva e vigerebbe in loro assenza” (FERRAJOLI 2001: 22). Perfino nei paesi più civili, il principio di forza continua a rappresentare il diritto supremo, il diritto dell’ultima parola.

Il principio di forza DD
“La pace –scriveva Gandhi– non verrà mai finché le Grandi Potenze non decideranno coraggiosamente di disarmarsi” (1992: 444). In linea con questa tesi, la DD ripudia categoricamente il ricorso alla forza e attua una politica ispirata a principi di giustizia, che tende a due obiettivi conseguenti: al cosmopolitismo prima e al disarmo poi. L’unico principio di forza riconosciuto dalla DD è quello della persuasione.

Il principio di forza DR
In teoria, anche la DR ripudia la guerra. Si consideri l’art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani, il quale recita: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Non si vede come una guerra, a qualsiasi titolo condotta, possa rispettare questo articolo. Anche la nostra Costituzione ripudia la guerra (art. 11) e nello stesso tempo tutela i diritti (art. 2), la dignità (art. 3) e la salute (art. 32) dei suoi membri; dunque, si direbbe, difende a spada tratta la vita dei cittadini. Poi però scopriamo sorprendentemente che l’Italia dispone di un discreto apparato militare e partecipa ad azioni di guerra qua e là nel mondo, mandando i suoi figli a rischiare quella vita che essa afferma di voler tutelare. Il fatto è che la DR non riesce a fare a meno del principio di forza, da cui è regolata e che è parte integrante del suo DNA, anche se evita di affermarlo apertamente.
Oggi si parla poco di «guerra giusta», e tanto meno di guerra d’aggressione, perché crea più consenso uno Stato che ripudia la guerra e si prende a cuore la vita dei suoi cittadini. In realtà, alla guerra si continua a credere, anche se sono pochi coloro che lo ammettono in modo franco. Uno di questi è il generale Carlo Jean. “La forza –scrive Jean– non ha significato in se stessa, ma solo per i fini che si propone di raggiungere chi l’impiega” (1993: 262). Così, può essere considerata giusta anche una guerra di offesa, che venga condotta per ottenere la pace, dopo che si sia ricorso invano ad ogni mezzo pacifico, mentre non è giusta una guerra di difesa, che venga condotta senza alcuna speranza di successo (1993: 268). Non è il caso di entrare nel merito delle affermazioni di Jean, che ben rappresenta la cultura DR, ma è opportuno rimarcare che, se oggi si continua in qualsiasi modo a giustificare la guerra, ciò vuol dire che il principio di forza è ben operante nel rapporto fra Stati. La legge del più forte è talmente radicata nelle nostre menti che ci sembra naturale perfino tentare l’esportazione della democrazia con le armi, dimostrando in tal modo di “non conoscere affatto il modo in cui le culture si trasmettono e diventano parti integranti delle singole civiltà” (BALDASSARRE 2002: 326).
Il principio di forza non solo è operante, ma è anche prevalente su quello di giustizia, com’è dimostrato dalla storia degli ultimi due secoli e mezzo, che ha visto paesi «democratici» fomentare sentimenti nazionalistici e divenire protagonisti di due guerre mondiali e di numerosi altri conflitti armati in varie parti del mondo. Ancora oggi, tutti gli Stati democratici, in primo luogo gli Usa, continuano a spendere somme ingenti di denaro per alimentare i loro micidiali e sofisticati apparati militari, la cui funzione, in teoria, sarebbe quella di difendere la pace ed esportare la democrazia, oltre che di garantire l’ordine e la giustizia nel mondo. I dubbi su questi nobili intenti sono legittimati dal fatto che gli Usa sono l’unico paese al mondo che ha usato ordigni atomici contro obiettivi civili e che, non accontentandosi di possedere i più terrificanti arsenali militari al mondo, sogna di dotarsi di uno scudo spaziale, in modo tale da poter attaccare senza essere attaccato. Il fatto che gli americani continuino a spendere in armamenti più che in qualsiasi altro settore sociale sta a dimostrare, in modo inequivocabile, che essi pensano alla guerra, non solo come strumento di difesa, ma anche di offesa e che si servono di pretesti ideologici, come quello di diffondere la democrazia, per mascherare la loro politica di potenza (CANFORA 2007: 74). La realtà che si dipana davanti ai nostri occhi attoniti è eloquente: “L’impero della forza torna ad imporsi a quello del diritto, e chi la possiede si rivela insofferente alle regole giuridiche, viste come un impaccio” (RODOTÀ 1999: 17).

Didì