Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

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Immanuel
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Iscritto: 18/09/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Questa è una data storica.

Si capisce quando un movimento sta facendo progressi significativi dalla comparsa delle prime opposizioni.

Il quotidiano "La Repubblica" di oggi (Martedì 6 Marzo 2007, anno 32 numero 55), in prima pagina, sulla colonna di destra denominata "Le Idee", presenta un lungo articolo che attacca frontalmente la Democrazia Diretta, definendola il prodotto dei sette peccati capitali di internet. L'articolo si intitola appunto: "I sette peccati capitali di Internet (e le sue virtù)".

Sulle virtù in realtà si dice poco, mentre il grosso dell'articolo è un attacco diretto alla Democrazia Diretta.

Cosa più importante, l'articolo che La Repubblica ha deciso di pubblicare in prima pagina è la trascrizione del discorso che Stefano Rodotà ha tenuto a Montecitorio per l'apertura della Conferenza internazionale dell'Unione interparlamentare.

In sostanza, una dichiarazione di guerra dalla Lobby dei parlamentari.

Riporto i passi salienti (il grassetto è mio):

"Qual'è il destino dei parlamenti nell'età dell'informazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa, sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre la parola e decidere su tutto.
La memoria dell'antica Atene e il modello dei town meetings del New England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che incidono profondamente sul ruolo ruolo e sul modo in cui si struttura il loro rapporto con la società. [...]
Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le scelte intelligenti necessarie perché l'insieme della tecnologie si risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia. Sono diventate chiare alcune linee di analisi e di intervento che possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la democrazia plebiscitaria;
- evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di privatizzazione;
Pure l'età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la tradizione, e che sono stati così enumerati: 1) diseguaglianza; 2) sfruttamento commerciale e abusi informativi; 3) rischi per la privacy; 4) disintegrazione delle comunità; 5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia; 6) tirannia di chi controlla gli accessi; 7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.
[...]
Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica ed insostituibile funzione di custodi della libertà e dell'eguaglianza.
[...]
La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni comuni. Investe lo stesso modo d'intendere la cittadinanza. la vera novità democratica delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione infatti, non consiste nel dare ai cittadini l'ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno e a tutti di servizi della straordinaria ricchezza di materiale messa a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società. Con questo vasto mondo - la cui democrazia si manifesta in maniera diretta, ma senza sovrapporsi a quella rappresentativa, i parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso consultazione anche informali, messa in rete di proposte sulle quali si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi, vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo legislativo. La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo persentarsi come interlocutore continui della società.[...]"

Tradotto in soldoni, Rodotà avverte i suoi colleghi parlamentari che bisogna agire tempestivamente (parole sue) per ribadire l'insostituibile funzione del parlamento. A tale scopo è necessario introdurre strumenti di partecipazione democratica fasulli, o meglio scusate, "informali" via internet, per dare alla gente la sensazione di partecipare e, nel contempo, tacciare ogni forma di democrazia diretta reale come "populismo" o "plebisciti" (parole scelte con molta cura, con connotazioni negative radicate, ma del cui reale significato ovviamente la gente non è consapevole).

La battaglia è cominciata...

DEMOCRAZIA DIRETTA: VOTARE LE LEGGI, NON LE FACCE

Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Michele Morini wrote:
Si ma capirai che con la sua potenza mediatica Beppe se la poteva risparmiare in quel post una stoccata proprio ai due pilastri della DD... non so dopo quell'articolo del 7 marzo di Rodotà e facendo parte dei meetup e avendo notato la longa mano del PD incombere sotto forma di agenti girotondini alla Piero Ricca, mi fido poco...

forse nemmeno Beppe è consapevole...

vabbè andiamo avanti...

ma non toccatemi i referendum e le proposte di legge popolare :evil:

Si, in questo ti dò ragione.

Perchè non scrivere una lettera a Beppe da parte dei DD, in cui si fa presente tutto questo?
Una lettera assolutamente non polemica, ma che metta in risalto la forza e l'importanza oggettiva dei referendum di iniziativa popolare, nonchè il principio per cui avere i movimenti locali senza gli adeguati strumenti politici (referendum) è come avere un gigante senza braccia; E lo stesso dicasi del contrario (sarebbero delle forti braccia senza nessuno che le muove).

Un saluto, Stefano

Stefano Cassoni

Michele Morini
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Iscritto: 30/04/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Si ma capirai che con la sua potenza mediatica Beppe se la poteva risparmiare in quel post una stoccata proprio ai due pilastri della DD... non so dopo quell'articolo del 7 marzo di Rodotà e facendo parte dei meetup e avendo notato la longa mano del PD incombere sotto forma di agenti girotondini alla Piero Ricca, mi fido poco...

forse nemmeno Beppe è consapevole...

vabbè andiamo avanti...

ma non toccatemi i referendum e le proposte di legge popolare :evil:

"La vita, la libertà o la proprietà
di nessun uomo sono al sicuro
mentre è riunito il parlamento"
G.J.Tucker

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"Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"

Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Michele Morini wrote:
Si ma anche se partiamo dalle realtà locali, non dovremmo richiedere l'introduzione del referendum propositivo nello statuto comunale come primo passo ? non dovremmo richiedere che le proposte di iniziativa popolare passino da consultive a deliberative (previa verifica referendaria)?

Ovviamente, michele, infatti mi dicevo d'accordo solo in parte con Beppe :D

Xò, non penso sia uno di "loro".
Forse vuole semplicemente "pubblicizzare" i vari meetup come movimenti dai quali partire a livello locale per cambiare le cose.
Secondo me, invece, se i meet up, come qualsiasi altro movimento, possono fare molto localmente, continueranno però ad avere molti limiti senza referendum propositivi.

E la forza di questi referendum si è vista con la raccolta firme (quindi molto meno "forte" politicamente di un referendum) per togliere i costi di ricarica dei cellulari: 800.000 firme, e i politici hanno dovuto toglierli (ke poi ce li rimetteranno sotto forma di aumenti tariffari, questo si sapeva cmq).
Tutti i movimenti d'italia, con i loro strumenti, ossia attraverso manifestazioni, non avrebbero raggiunto lo stesso risultato.

Per cui, come dicevo, le due cose dovrebbero andare parallelamente.

Stefano Cassoni

Michele Morini
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Iscritto: 30/04/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Si ma anche se partiamo dalle realtà locali, non dovremmo richiedere l'introduzione del referendum propositivo nello statuto comunale come primo passo ? non dovremmo richiedere che le proposte di iniziativa popolare passino da consultive a deliberative (previa verifica referendaria)?

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mentre è riunito il parlamento"
G.J.Tucker

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Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Michele Morini wrote:
Quote:
dal blog di BEPPE GRILLO:

Anche Beppe è dei loro

mmmhh...spero di no, e in effetti...penso di no.
Infatti dice anche:

Quote:
L?unica possibilità è isolarla, svuotarla di significato, prendendo il controllo delle realtà locali. Un passo alla volta. Sostituendo i partiti con i movimenti e le liste civiche. Nel tempo, quel mondo a parte comincerà a svanire e ne rimarrà solo l?involucro. Le persone che lo popolano ci appariranno come in realtà sono. Dei dipendenti infedeli e, quasi sempre, incapaci.

Un passo alla volta. Penso volesse dire che è poco produttivo fare referendum e proposte di legge se poi le realtà locali continuano ad essere nelle loro mani e quindi tali leggi finiscono x essere male (o non) applicate.
Dal suo discorso penso di capire che ritenga più valido partire dal basso, sempre attraverso i cittadini e i vari movimenti, per poi arrivare a livello nazionale.

Personalmente sono d'accordo solo in parte: questo discorso può essere vero, ma non penso che partire "dall'alto" sia del tutto inutile. Sarebbe meglio lavorare parallelamente sia dalle realtà locali che dall'alto.

Ma in fondo anche noi non miriamo immediatamente al parlamento.
Anche noi ci rendiamo conto che sarebbe impossibile arrivare lì senza avere un forte appoggio dal basso, nelle realtà locali.
E infatti siamo partiti a Rovereto, cerchiamo di partire a ROma, PArma, in Veneto.
Ma non abbiamo deciso di partire immediatamente nelle politiche, perchè è più facile iniziare nelle piccole realtà locali...è più alla nostra attuale portata. In futuro ci proponiamo (e ci imponiamo), ovviamente, di arrivare sempre più in alto.

E penso che in fondo Beppe volesse dire questo.

A mio modo di vedere, ovviamente.

Un saluto, Stefano

Stefano Cassoni

Michele Morini
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Iscritto: 30/04/2006
Attacco alla DD sulla prima pagina di Repubblica

Quote:
dal blog di BEPPE GRILLO:

Esistono persone come me, come voi, che vivono in un mondo a parte. Un mondo parallelo dove i desideri si avverano. Una realtà di fiaba dove si va in pensione dopo due anni e pochi mesi, i Pacs ci sono già, si viaggia gratis, si percepisce uno stipendio da favola. Un mondo in cui i pregiudicati sono ben voluti e numerosi. In percentuale tale da superare i quartieri più malfamati d?Italia. In cui un corruttore di giudici può fumare il suo sigaro e rilassarsi a spese nostre. Un posto ideale con macchine blu e portaborse. Chi ha la fortuna di viverci vuole condividere con noi la sua felicità. E lo fa tutti i giorni nelle trasmissioni televisive, radiofoniche, sui giornali. Non importa ciò che dice, ma che lo possa dire.
Un luogo dell?Ideale, della democrazia compiuta con persone elette dai segretari di partito. Un cerchio del Paradiso con pregiudicati, avvocati, giornalisti, dipendenti dello psiconano, sindacalisti e funzionari di partito. Non rappresenta gli italiani, ma il Sogno italiano sì. Quella aspirazione alla ricchezza e al potere senza meriti, senza intelligenza, senza onestà che è nei nostri geni. Questo mondo è un incantesimo figlio della legge elettorale e dei media.
Lo scorso anno ho proposto di limitare a due i mandati elettorali, di non candidare pregiudicati, di permettere al cittadino di votare una persona e non un partito. Proposte che avvicinano la politica alla realtà. Che permettono un ricambio del sangue in Parlamento. Adesso non ci credo più. Non penso che sia possibile scalfire questa classe, l?unica vera classe in Italia, con referendum o proposte di legge. Una corporazione autoreferenziale che non vuole perdere nessuno dei suoi privilegi. L?unica possibilità è isolarla, svuotarla di significato, prendendo il controllo delle realtà locali. Un passo alla volta. Sostituendo i partiti con i movimenti e le liste civiche. Nel tempo, quel mondo a parte comincerà a svanire e ne rimarrà solo l?involucro. Le persone che lo popolano ci appariranno come in realtà sono. Dei dipendenti infedeli e, quasi sempre, incapaci. RESET!

Apparentemente mi era piaciuto questo post ma poi ho trovato qualcosa che non mi quadrava: guarda la parte evidenziata in nero:

"Adesso non ci credo più. Non penso che sia possibile scalfire questa classe, l?unica vera classe in Italia, con referendum o proposte di legge. "

referendum e proposte di legge sono 2 dei 4 pilastri della DD....

Anche Beppe è dei loro

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G.J.Tucker

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