Questa è una data storica.
Si capisce quando un movimento sta facendo progressi significativi dalla comparsa delle prime opposizioni.
Il quotidiano "La Repubblica" di oggi (Martedì 6 Marzo 2007, anno 32 numero 55), in prima pagina, sulla colonna di destra denominata "Le Idee", presenta un lungo articolo che attacca frontalmente la Democrazia Diretta, definendola il prodotto dei sette peccati capitali di internet. L'articolo si intitola appunto: "I sette peccati capitali di Internet (e le sue virtù)".
Sulle virtù in realtà si dice poco, mentre il grosso dell'articolo è un attacco diretto alla Democrazia Diretta.
Cosa più importante, l'articolo che La Repubblica ha deciso di pubblicare in prima pagina è la trascrizione del discorso che Stefano Rodotà ha tenuto a Montecitorio per l'apertura della Conferenza internazionale dell'Unione interparlamentare.
In sostanza, una dichiarazione di guerra dalla Lobby dei parlamentari.
Riporto i passi salienti (il grassetto è mio):
"Qual'è il destino dei parlamenti nell'età dell'informazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa, sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre la parola e decidere su tutto.
La memoria dell'antica Atene e il modello dei town meetings del New England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che incidono profondamente sul ruolo ruolo e sul modo in cui si struttura il loro rapporto con la società. [...]
Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le scelte intelligenti necessarie perché l'insieme della tecnologie si risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia. Sono diventate chiare alcune linee di analisi e di intervento che possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la democrazia plebiscitaria;
- evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di privatizzazione;
Pure l'età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la tradizione, e che sono stati così enumerati: 1) diseguaglianza; 2) sfruttamento commerciale e abusi informativi; 3) rischi per la privacy; 4) disintegrazione delle comunità; 5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia; 6) tirannia di chi controlla gli accessi; 7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.
[...]
Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica ed insostituibile funzione di custodi della libertà e dell'eguaglianza.
[...]
La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni comuni. Investe lo stesso modo d'intendere la cittadinanza. la vera novità democratica delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione infatti, non consiste nel dare ai cittadini l'ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno e a tutti di servizi della straordinaria ricchezza di materiale messa a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società. Con questo vasto mondo - la cui democrazia si manifesta in maniera diretta, ma senza sovrapporsi a quella rappresentativa, i parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso consultazione anche informali, messa in rete di proposte sulle quali si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi, vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo legislativo. La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo persentarsi come interlocutore continui della società.[...]"
Tradotto in soldoni, Rodotà avverte i suoi colleghi parlamentari che bisogna agire tempestivamente (parole sue) per ribadire l'insostituibile funzione del parlamento. A tale scopo è necessario introdurre strumenti di partecipazione democratica fasulli, o meglio scusate, "informali" via internet, per dare alla gente la sensazione di partecipare e, nel contempo, tacciare ogni forma di democrazia diretta reale come "populismo" o "plebisciti" (parole scelte con molta cura, con connotazioni negative radicate, ma del cui reale significato ovviamente la gente non è consapevole).
La battaglia è cominciata...

