Che ne pensi di questa strategia DD?

La firmo
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E' un mucchio di stronzate
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Condivido le premesse, ma ho qualche obiezione
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Commenti

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Quote:
A tutti porgo i miei più sentiti Auguri di BUON NATALE e BUON 2009
marco
http://www.democraticidiretti.org/node/641]

Caro Marco
Ho riletto il tuo post e devo dirti che l'ho trovato pieno zeppo di punti interessanti, ciascuno dei quali, a mio giudizio, meriterebbe una discussione specifica.
Ti faccio una proposta. Perché non provi a fare tu quello che ho tentato di fare io, purtroppo senza successo?
Spezzetta il tuo post in tante parti quanti sono i temi che vorresti sottoporci e approfondire.
Comincia da un tema a caso, magari quello che ti sembra più interessante, e almeno io sarò lieto di dialogare con te punto per punto.
Se mettiamo tutto nel calderone, rischiamo di fare confusione e di annoiare le persone che ci leggono.
Ricambio gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
Pietro

Didì

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Salve,
desidero sedermi anch'io intorno a questo vostro tavolo di discussione perchè sono uno di voi, alcuni conoscono già il mio modello di "democrazia" perchè, tanto tempo fà, mi hanno letto e commentato nella precedente versione del post partiti, unico ostacolo alla democrazia diretta di cui sono l'autore e che ultimamente ho modificato dettagliando più ampiamente alcuni passaggi che prima erano solo accennati e che desidererei leggeste per giudicare.
A proposito cari amici PINO e PIETRO, mi scuso con voi che mi avete posto delle domande a cui non ho mai risposto, ciò è accaduto perchè ero alle prime armi con le tecniche mediatiche (primo aprocio con un PC e una tastiera in vita mia a 58 anni) e ho postato il mio testo in diversi siti con registrazioni diverse che non avevo memorizzato, per farla corta, ho seguito altri siti, perdendo le chiavi di accesso e dimenticandomi completamente di questo che poi ho ritrovato per puro caso, ma adesso non lo perderò più.
A tutti porgo i miei più sentiti Auguri di BUON NATALE e BUON 2009
marco
http://www.democraticidiretti.org/node/641]

solo con la solidarietà della Sovranità dei Popoli e non con gl'egoismi di potere delle lobbies, si potrà salvare questo tormentato pianeta.

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Quote:
Noi (sulla prima mailing list della democrazia diretta) facevamo infinite discussioni alla ricerca di definizioni condivise. Io allora pensavo che più che condividere definizioni generali bisognasse condividere e concordare su un pacchetto ristretto di regole iniziali.

Personalmente non ho nulla contro le regole. Le regole sono necessarie. Guai se non ci fossero. Dobbiamo anzi adoperarci perché siano continuamente migliorate e rese sempre più semplici e funzionali, anche se sappiamo che raggiungeremo mai la perfezione.
Credo tuttavia che le regole non possano prescindere dai contenuti, ed è su questi che io avrei dare il mio contributo.

Quote:
Tu forse non sarai d'accordo, con quelle formulazioni, ma tuttavia il congresso (poco più di una trentina di persone ma provenienti dai quattro angoli della politica) le approvò all'unanimità.

Io non ti ho mai criticato sul piano delle regole, dove sicuramente sia tu sia Bojan avete da insegnarmi.
Piuttosto, io mi sento impegnato sul versante dei principi, delle idee, dei valori che stanno, o dovrebbero stare, alla base della democrazia. Sono alla ricerca delle ragioni che dovrebbero farmi ripudiare la DR e preferire la DD.
Per quanto ne so, non esiste al mondo una teoria organica della DD e sarei grato a chiunque di voi sia in grado di indicarmene una.
Ritengo che, se vogliamo veramente realizzare un modello DD, sia essenziale dotarci di un solito impianto teorico-dottrinale (che per funzionare avrà bisogno ovviamente di regole).
Sono anche convinto che questa teoria non può cadere dall'alto, né può essere scritta da una sola mano, sia pure la mano di un sommo politologo.
Secondo me, una teoria democratica, per essere veramente tale, per essere cioè una proposta concretizzabile, deve poter essere concepita ed elaborata dal basso, dev'essere il frutto dell'azione concertata di cittadini comuni, come lo è Wikipedia.
Questo è il mio obiettivo. Questa è la mia speranza.

Didì

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Quote:
Ciò su cui possiamo forse un giorno essere parzialmente d’accordo è la messa a punto di una serie di pratiche e procedure che pur agendo sulla realtà soddisfino una buona parte delle definizioni personali di ciò che è democratico.

Le procedure sono certamente importanti in democrazia, così come lo sono i contenuti. E, poiché ciascuno di noi è diverso, non c'è nulla di strano che tu sei più portato per i primi, io per i secondi.
Potremmo stringere una bella alleanza: tu pensi alle procedure, io ai contenuti (ovviamente, non solo noi due), e poi mettiamo insieme i nostri sforzi per costruire un modello compiuto sotto il profilo ideologico e operativo sotto il profilo pratico. :lol:

Didì

Ritratto di pino

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pietromuni wrote:

Quote:
La mia prima mossa, che sto facendo adesso e per la quale sarei grato di avere tutto l'aiuto possibile, è di contattare i DD che non hanno scritto da un pezzo

Secondo me, questo è tempo perso. È inutile forzare una persona ad intervenire: se vuoi che il suo intervento sia costruttivo devi fare in modo che lo senta da dentro.

Sono d'accordo che forzare è inutile, e forse anche controproducente. Ma tra forzare e non dire nulla ci sta tutto il continuum fuzzy. Io lo vedo come un segno di attenzione e anche di riconoscimento dell'importanza di ciascuno. Insomma l'idea di contattare gli altri è una idea che non sarà risolutiva ma perchè no? Io adesso non me la sento, ma se c'è uno che lo fa per me va benissimo.

Quote:
....quando, diversi anni or sono, volevo indurre Pino e altri protagonisti di discussioni infinite di procedere con ordine, partendo da pochi punti condivisi, e costruire un pensiero organico sulla DD. In quella circostanza, il mio tentativo è totalmente fallito. Pensa che non siamo riusciti a metterci d'accordo nemmeno sul significato di democrazia!

Noi (sulla prima mailing list della democrazia diretta) facevamo infinite discussioni alla ricerca di definizioni condivise. Io allora pensavo che più che condividere definizioni generali bisognasse condividere e concordare su un pacchetto ristretto di regole iniziali.
Tu volevi fortemente una definizione dei principi io dicevo che era praticamente impossibile.
Comunque quella discussione portò al 1.o congresso nazionale dei dd a Bussolengo del 2000, che sorprendentemente invece produsse dei principi condivisi.
Il trucco si trovò stimolati proprio dalla presenza di moltissimi materiali molto etereogenei per varietà, profondità e ampiezza fisica dei documenti.

Tu forse non sarai d'accordo, con quelle formulazioni, ma tuttavia il congresso (poco più di una trentina di persone ma provenienti dai quattro angoli della politica) le approvò all'unanimità.

Storico: Primo convegno nazionale dei DD a Bussolengo. dic. 2000 -Le deliberazioni

Pino Strano - www.pinostrano.it/blog

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Allora, telegraficamente: Innanzitutto, credimi, nessuna di queste argomentazioni è stata fatta pensando a te in modo specifico, e tanto più nella citazione che riporti. Credo che tu sia (stato) passabile dell’accusa di non ascolto, ma non affatto di quella di mancanza di molteplicità. Anzi, i tuoi interventi riguardano quasi tutti gli argomenti presenti in questo sito, solo che non sono integrati con altri, ma questo anche per colpa di noialtri.
Sulla iniziativa corrente: forse hai ragione ma credo valga la pena tentare comunque. Penso che una buona parte dei nostri problemi parte dall’assenza di problematizzazione. Invece di dire i problemi sono questi e questo è un mio tentativo di soluzione, noi diciamo: “to, questa è la soluzione per tutti i problemi”. Qui mi riferisco a te, ma pure a me e chiunque altro. Se l’andare a chiedere la gente cosa ne pensa dei nostri problemi stimoli almeno in una persona l’atteggiamento di problematizzazione, per me sarà valsa la pena.
Sulla generale discordanza tra noi due: Credo che tu parti da una prospettiva modernista-univeralista (o se preferisci illuminista) mentre io parto da una prospettiva post-moderna (o se preferisci, romantica). Per me non è affatto strano che non vi siete messi d’accordo sul significato della parola “democrazia” e credo che tale discordanza sia quasi inevitabile. Ciò su cui possiamo forse un giorno essere parzialmente d’accordo è la messa a punto di una serie di pratiche e procedure che pur agendo sulla realtà soddisfino una buona parte delle definizioni personali di ciò che è democratico.
OK, scusa, ma devo scappare, a presto,
B.

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Quote:
fraintendimi pure.

Spero che mi vorrai fare una colpa l'averti frainteso. Io non ti conosco e so di non conoscerti. So anche che il rischio di fraintendimenti è elevato ed per questo che ti provoco: è un modo per conoscerti un po' meglio.

Quote:
Il mio scopo ultimo è fare della DD un gruppo umano capace di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema.

Anche il mio.

Quote:
La mia prima mossa, che sto facendo adesso e per la quale sarei grato di avere tutto l'aiuto possibile, è di contattare i DD che non hanno scritto da un pezzo

Secondo me, questo è tempo perso. È inutile forzare una persona ad intervenire: se vuoi che il suo intervento sia costruttivo devi fare in modo che lo senta da dentro.

Quote:
Noi non siamo infatti ancora un gruppo perché, anche se abbiamo "aspettative condivise" (e pure su questo si potrebbe discutere), riusciamo ad interagire poco o niente.

Perfettamente d'accordo. Questa frase l'ho ripetuta più volte quando, diversi anni or sono, volevo indurre Pino e altri protagonisti di discussioni infinite di procedere con ordine, partendo da pochi punti condivisi, e costruire un pensiero organico sulla DD. In quella circostanza, il mio tentativo è totalmente fallito. Pensa che non siamo riusciti a metterci d'accordo nemmeno sul significato di democrazia!

Quote:
Il secondo passo sarà molto più difficile e riguarderà l’interagire “in modo ordinato” con gli altri. Significa darsi una serie di regole d’interazione, e di sistemi di premiazione e di punizione che garantiscano il funzionamento di queste regole.

Anche in questo non ho nulla da obiettare. Sono convinto che sia Pino sia tu abbiate le capacità e i mezzi per riuscire a creare un ambiente ordinato in cui poter procedere in modo costruttivo. Per la verità, penso che questo sito sia già già un eccellente strumento per una interazione ordinata e propositiva.

Quote:
1) Il primo strumento riguarda l’istituzione di criteri di valutazione permanente dei singoli DD.
L’idea per il primo parametro parte dalla valutazione dei post già presente sul sito. Invece di una valutazione generale, si potrebbe introdurre la valutazione specifica che riguardi l’attinenza del post all’argomento trattato. Il punteggio dell’attinenza si accumulerebbe su ogni singola persona in modo da premiare coloro che non divagano tanto.

Potrebbe essere una buona idea, oppure no. Dipende. Bisognerebbe metterla alla prova. Personalmente non sono contrario.

Quote:
Il secondo parametro potrebbe privilegiare la molteplicità degli argomenti su cui ogni persona scrive. Se io rispondo in modo attinente su più argomenti ciò dovrebbe significare che mi sono preso il tempo a leggere i post di altri. Ma se scrivo sempre nello stesso argomento e nello stesso forum, può darsi che non ascolto affatto e che, invece, mi sto solo ripetendo, continuando a battere solo sui miei tasti. Dunque, propongo l’istituzione di un bonus automatico che premi la molteplicità dei nostri interventi.

Credo che stai parlando di me e sono pronto ad accettare la critica.
Per sei mesi vi ho bombardato coi miei post e non ho letto i post degli altri. Lo ammetto. Ma non l'ho fatto per mancare di rispetto agli altri, né perché non ho voglia di ascoltare gli altri e nemmeno perché voglio imporre agli altri il mio pensiero.
Le ragioni per cui mi sono comportato così sono essenzialmente tre.
La prima: il sito è molto vasto e non mi è facile orientarmi o inserirmi in una molteplicità di post e discussioni che sono già avviate da tempo.
La seconda: la mia precedente esperienza in un altro sito (sempre di Pino) mi ha insegnato che partecipare ad una discussione senza sapere da chi, come, perché e con quale scopo è stata avviata, generalmente si risolve in una perdita di tempo. Basta ricordare che nel precedente sito di Pino, dopo mesi di discussione, non eravamo stati capaci nemmeno di dare un significato condiviso al termine "democrazia"!
La terza ragione è un po' più complessa e ho bisogno di argomentarla.
Io parto da alcune convinzioni profonde, alle quali attribuisco (forse sbagliando) i caratteri di verità tanto incontrovertibili da non richiedere una dimostrazione.
Prima convinzione: comunque la si voglia girare e voltare, quando si parla di democrazia, occorre necessariamente parlare di libertà, di uguaglianza, di diritti, di sovranità, di regole (maggioranza, minoranza, referendum), di rappresentanza, di partecipazione, di informazione, e altre cose di questo genere, compreso il significato di democrazia stessa (che può essere espresso a premessa o a conclusione di un iter dibattimentale).
Seconda convinzione: una volta che hai chiarito i punti di cui sopra, vorrai sicuramente delineare un modello di società compatibile con l'idea di democrazia che ti sei fatta, quindi ti chiederai se ci dovranno essere o no i partiti, come dovrà essere concepita la costituzione, la scuola, l'economia, il lavoro, la famiglia, e via dicendo. Ossia, cercherai di descrivere un modello DD, che poi cercherai di realizzare.
Terza convinzione: nessuna persona singolare può essere tanto geniale da portare a compimento quanto appena espresso e, anche se ci fosse un essere divino che si incaricasse di farlo, quello che ne verrebbe fuori sarebbe ben lungi dal potersi chiamare democrazia. Un'ideologia e un modello democratico, infatti, devono essere elaborati e costruiti dal basso e con l'azione concertata e libera di una molteplicità di persone comuni, allo stesso modo di wikipedia.
Questo è stato il senso della mia intromissione nel sito, che ho illustrato in una nota introduttiva (che adesso, non so come, è andata persa), dove spiegavo che mia intenzione era semplicemente quella di sottoporre ai membri del sito quanto ero riuscito a raccogliere in anni di studio sulle principali questioni della democrazia e l'idea che mi ero fatta su un possibile modello di democrazia.
Il mio scopo dichiarato non era quello di imporre ad alcuno un modello di pensiero già confezionato, che è lontanissimo dai miei schemi mentali, ma di suscitare un certo numero di discussioni, ordinate tema per tema e con l'obiettivo di costruire delle piattaforme comuni su cui poi costruire una solida teoria DD.
Mi aspettavo che ciascuno di voi mi sottoponesse il proprio pensiero, i propri post già pubblicati o testi scritti da altri, articoli, libri o altro, che avrebbero dovuto contribuire a meglio definire le nostre idee. Era questo il modo in cui io pensavo di dovermi mettere in ascolto e imparare da ciascuno voi.
Alla fine, se fossimo stati capaci di procedere con discussioni ordinate, avrei avuto piacere di pubblicare (sul web o su carta) il frutto del nostro lavoro, col nome di tutti coloro che vi avessero contribuito, e che avrebbe potuto rappresentare il nostro vangelo, ossia il punto di riferimento di tutti gli amanti della democrazia.
Purtroppo questa risposta non c'è stata e io ho posto fine alla mia iniziativa, dichiarandola fallita.

Quote:
Il terzo parametro, assegnato in modo quasi automatico riguarderebbe il numero di caratteri....

Riguardo alle tue proposte di dare un certo ordine e una certa valutazione ai vari post, personalmente non ho nulla da obiettare. Io credo che in democrazia, ciascuno sia tenuto a dare quello che ha nel proprio sacco.

Didì

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Caro Didi,
fraintendimi pure. Questa può suonare assurda ma, fino a quando tu non mi hai frainteso, io non posso sapere cosa hai frainteso o se hai frainteso, oppure inteso bene. Insomma, un minimo di logica da cartone animato qualche volta non guasta. Ma passiamo alla seconda affermazione che non ti è chiara, e visto che sono dislessico, mi sono appena accorto che devo cambiare un po’ l’ordine delle parole rispetto all’originale. Dunque:

Quote:
Il mio scopo ultimo è fare della DD un gruppo umano capace di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema.

Ok, per la prima cosa dunque sarebbe necessario creare un gruppo, che secondo la wikipedia è

Quote:
un insieme di persone che interagiscono le une con le altre in modo ordinato sulla base di aspettative condivise riguardanti il rispettivo comportamento.
http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_sociale

La mia prima mossa, che sto facendo adesso e per la quale sarei grato di avere tutto l'aiuto possibile, è di contattare i DD che non hanno scritto da un pezzo o addirittura mai, e chiedere a loro quali sono i maggiori ostacoli al funzionamento della nostra organizzazione. Noi non siamo infatti ancora un gruppo perché, anche se abbiamo "aspettative condivise" (e pure su questo si potrebbe discutere), riusciamo ad interagire poco o niente. Per ora sto procedendo a ritroso, contattando prima coloro che non hanno scritto da più di un mese, per arrivare alla fine a coloro che non sono ancora intervenuti nei forum. Siamo un insieme di poco meno di 200 persone, e dunque, pur con le distanze che ci separano, sarebbe possibile stabilire un contatto umano, diretto, fra tutti i DD attuali. Questo sarebbe il primo passo verso la creazione di un gruppo.
Il secondo passo sarà molto più difficile e riguarderà l’interagire “in modo ordinato” con gli altri. Significa darsi una serie di regole d’interazione, e di sistemi di premiazione e di punizione che garantiscano il funzionamento di queste regole. In qualche modo, le nostre regole dovranno essere finalizzate all’ampliamento e alla perpetuazione del gruppo stesso, ma temo che sarà un processo di negoziazione lungo e faticoso di cui non posso prevedere l’esito. E’ vero che io ho già pensato a diverse norme di questo tipo. Alcune le ho avanzate come proposte ([url]http://www.democraticidiretti.org/node/679 [/url]e [url]http://www.democraticidiretti.org/node/678]) altre sono allo stadio di elaborazione, e quest’ultime le darò in appendice a questo post. Ciò che mi preme sottolineare è che, per ora, ho smesso di lavorare sulla loro messa a punto.
Tutti gli strumenti di cui parlerò qui sotto possono infatti rivelarsi completamente fuori luogo rispetto alle esigenze dei DD attuali. Sono misure atte ad eliminare il superfluo dai nostri discorsi. Il problema attuale più grave, invece, sta nel coinvolgere nel dibattito più persone possibili, almeno fra quelle già iscritte. Imporre regole più strette di comunicazione potrebbe essere uno strumento efficace nell’avvicinarli, in quanto perderebbero meno tempo, ma potrebbe rivelarsi del tutto controproducente, intimidendo ulteriormente le persone che magari non hanno abbastanza fiducia in se per scrivere un post. E’ per questo che ero, e che tuttora sono, restio a parlare di misure pratiche che ci aiutino ad avere una comunicazione più efficace e sono ancora più restio a parlare di quelle misure che potrebbero portarci ad un’azione efficace. I pochi esempi che riporto qui sotto non sono da intendersi ancora come proposte. Se volete prenderle come tali e discutere di esse, fate pure, ma non in questo thread, per favore. Se voglio restare coerente con il principio dell’ascolto, devo prima capire quali sono i problemi e poi tentare le soluzioni. Un passo alla volta. Fra mille altre accuse che mi potranno essere rivolte, spero solo che questi esempi mi scagioneranno da quella di immobilismo e di tentata protrazione dei dibattiti.

APPENDICE: Strumenti-esempio.

1) Il primo strumento riguarda l’istituzione di criteri di valutazione permanente dei singoli DD.
L’idea per il primo parametro parte dalla valutazione dei post già presente sul sito. Invece di una valutazione generale, si potrebbe introdurre la valutazione specifica che riguardi l’attinenza del post all’argomento trattato. Il punteggio dell’attinenza si accumulerebbe su ogni singola persona in modo da premiare coloro che non divagano tanto. Si stimolerebbe l’apertura dei nuovi argomenti (anche se per aprire un nuovo thread non ci si può dare un punteggio attinenza se non uguale a zero), e la maggiore efficacia della discussione.
Il secondo parametro potrebbe privilegiare la molteplicità degli argomenti su cui ogni persona scrive. Se io rispondo in modo attinente su più argomenti ciò dovrebbe significare che mi sono preso il tempo a leggere i post di altri. Ma se scrivo sempre nello stesso argomento e nello stesso forum, può darsi che non ascolto affatto e che, invece, mi sto solo ripetendo, continuando a battere solo sui miei tasti. Dunque, propongo l’istituzione di un bonus automatico che premi la molteplicità dei nostri interventi.
Il terzo parametro, assegnato in modo quasi automatico riguarderebbe il numero di caratteri. Il punteggio attinenza + molteplicità potrebbe essere semplicemente diviso con il numero dei caratteri (o parole) che abbiamo battuto. In modo da privilegiare chi scrive post più brevi.
Il quarto parametro potrebbe essere il tempo impiegato. L’uso di questo parametro non mi è ancora chiaro perché non vorrei privilegiare né coloro che sono qui da più tempo né dei freak che, come me, ormai risultano DDipendenti, o DD-omani. Il parametro tempo dovrebbe essere sia positivo che negativo, ma, a pensarci meglio, si potrebbe trattare di una moltiplicazione (divisione) per cui il nostro punteggio di valutazione potrebbe essere espresso in seguenti termini:

(((attinenza + molteplicità) x 1000) – il numero di battute) / il tempo impiegato

Ok, si tratta di un sistema di cui più di qualche parametro può essere taroccato da chiunque. Penso, per esempio, alla mia abitudine di scrivere i post in word e poi incollarli sul sito. Inoltre, il bonus di 1000 che rappresenterebbe il numero massimo di battute per post che si ha a disposizione prima di iniziare a perdere punti è assolutamente arbitrario. I parametri dovrebbero essere messi a punto in modo tale che non ci troviamo tutti con qualche milione di punti di svantaggio rispetto a chi inizia a scrivere ora. Oppure applicati solo ai post nuovi. Poi se non sono agganciati ad un sistema di premi (per esempio in visibilità) si tratterà di punti inutili. In ogni caso, non basta il sistema informatico, è necessario l’intervento umano.

2) In questo senso penso che i moderatori (affiancando il povero Michele Morini con altri) potrebbero essere trasformati in editori. Questi editori avrebbero il compito di leggere tutti i post nel loro forum, indicando quando ci dileguiamo troppo, quando andiamo fuori tema o quando passiamo troppo sul personale, dando il punteggio o persino tagliando, spedendo il post al mittente quando i criteri non vengono rispettati. Rispetto alla situazione attuale si tratterebbe di una straordinaria concentrazione del potere, ma così saremo certi che almeno una persona legge le cose che scriviamo. Lo stesso editore poi, potrebbe avere il compito di promuovere il proprio forum agendo in collaborazione con altri editori, oppure intervistando i DD silenziosi sugli argomenti del forum in questione.

3) Poi, in qualche modo, si dovrebbe riuscire ad inserire un motore di ricerca che passi a settaccio tutti i post facendoci capire, cos’è già stato scritto sull’argomento che stiamo per affrontare.

4) A questa proposta posso aggiungere quella dei tag, anche se confesso di non avere ancora le idee chiare. Il ragionamento però è il seguente: ogni argomento, nella nostra testa e nella realtà è collegato a decine di altri argomenti. Nel forum (Organizzazione interna -> Netiquette) ho proposto che ognuno di noi si limiti ad affrontare un argomento per post. Sarebbe però opportuno avere la possibilità di aggiungere un tag ad ogni post che, in qualche modo, sentiamo attinente al nostro, anche se questo post appartiene ad un altro argomento o ad un altro forum. Così, chi ha scritto il post che abbiamo “tagato” riceverebbe una mail con scritto: “Sull’argomento di cui hai parlato qui_____, c’è una risposta nel forum____”. E’ chiaro che l’operazione potrebbe risolversi in un spamming generale, ma potrebbe darci anche un minimo di visibilità in più. Infatti, temo che tutti gli strumenti tecnici che possiamo usare potranno solo cercare di darci visibilità, ma la visibilità data a tante persone ammonta comunque, prima o poi, a quella congestione d’informazioni di cui già adesso siamo vittime.

Che ne pensi di questa strategia DD?

E’ proprio vero che quando si parla qui, non si deve sottintendere niente.

Soprattutto fra due persone che non si conoscono.

Quote:
La mia convinzione, sottintesa nello scrivere la “Strategia DD”, era la fiducia nella capacità di gruppi umani di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema.

Condivido.

Quote:
L’ascolto, per come la vedo io, non serve a prolungare le discussioni ma anzi, ad accorciarle.

Sono pronto a seguirti. Fammi un esempio pratico di come vorresti procedere. Proponimi qualcosa da ascoltare e io l'ascolterò, o meglio la leggerò. Poi seguirò le tue indicazioni, così alla fine spero di poter capire quello che vuoi dire, che al momento mi risulta un po' oscuro.

Quote:
il nostro dibattito può essere legittimo in soli tre casi: Se contribuiamo insieme alla crescita di un progetto (il brainstorming di cui ho parlato prima); per eliminare le mutue incomprensioni (ciò che sto tentando di fare adesso); e per stabilire le divergenze. Punto. Una volta che il progetto (o i diversi progetti alternativi) è cresciuto, che si sono eliminate le incomprensioni, e si sono stabilite le divergenze - si va ai voti.

A me quello che tu scrivi risulta nuovo e il rischio di fraintenderti è elevato. Quello che posso dirti è che sono interessato, come di solito lo sono di fronte alle novità che mi vengono da altri. Ripeto: se è possibile, fammi un esempio pratico. Credo sia un buon sistema per capire il tuo messaggio.

Quote:
Il mio ultimo scopo è fare della DD un gruppo umano capace di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema.

Non capisco. Aiutami.

Didì

Che ne pensi di questa strategia DD?

E’ proprio vero che quando si parla qui, non si deve sottintendere niente. La mia convinzione, sottintesa nello scrivere la “Strategia DD”, era la fiducia nella capacità di gruppi umani di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema. Temo che, solo se si condivide quest'idea, il discorso sull’ascolto e il discorso sul pensiero come prodotto, possono avere un minimo di senso. Ma oltre a ciò, la confusione è aumentata anche a causa del fatto che ho affrontato, con la soluzione ascolto, diversi ordini di problemi che tra loro forse richiedono un’esposizione, se non proprio delle soluzioni, separate.
Capirai che, per uno convinto che attraverso la collaborazione si può trovare rimedio a (quasi) tutto, vedere una DD immersa in dibattiti inconcludenti risulta molto più pesante che non a qualcuno che queste convinzioni non le ha. In questo senso, la tua osservazione sull’ascolto come dibattito superfluo è per me molto preoccupante, vuol dire che mi sono spiegato proprio male. L’ascolto, per come la vedo io, non serve a prolungare le discussioni ma anzi, ad accorciarle. Non si tratta affatto di ascoltare chiunque ovunque ma di partecipare nella soluzione comune di problemi concreti. In questo senso bisogna ascoltare. Ciò che vorrei fare, e mi sembra che tu condivida almeno questa posizione, è rendere il nostro operato un brainstorming continuo in cui i problemi si affrontano da angolazioni diverse e le soluzioni, per quanto possibile, si integrano a vicenda. Ma per lavorare in questo modo, bisogna ascoltare (o se preferisci, leggere) quello che hanno detto (scritto) gli altri, criticare, esporre nuove soluzioni, ed essere pronti a venire criticati. In modo piuttosto approssimativo, ho chiamato tutti questi atteggiamenti, assenti nella DD odierna, ascolto.
A complicare le cose, nella precedente esposizione ho voluto affrontare un secondo tema che occupa tanto spazio in questo sito, con lo stesso tipo di soluzione. Si tratta del problema sul dove porre i paletti alla democrazia diretta. Ho posto una soluzione teorica a questo problema con il principio della radicale diversità degli individui e il rispetto per la stessa, che, di nuovo, ho chiamato ascolto. Il principio di diversità è una specie di interiorizzazione del tuo principio di “minoranza di uno solo” ([url]http://www.democraticidiretti.org/node/627]), e non mi metterò qui a riesaminarlo. Quello che mi preme di far capire è che lo stesso principio dovrebbe anche contribuire ad accorciare le discussioni. Se accetto la probabilità che tu la pensi diversamente, e accetto il tuo diritto di pensare in un’altro modo, allora il nostro dibattito può essere legittimo in soli tre casi: Se contribuiamo insieme alla crescita di un progetto (il brainstorming di cui ho parlato prima); per eliminare le mutue incomprensioni (ciò che sto tentando di fare adesso); e per stabilire le divergenze. Punto. Una volta che il progetto (o i diversi progetti alternativi) è cresciuto, che si sono eliminate le incomprensioni, e si sono stabilite le divergenze - si va ai voti. Molte delle discussioni inutili nella DD sono sorte perché tentiamo di convincerci a vicenda. La stessa struttura della DD non permette un passaggio organico da queste tre parti del dibattito alla deliberazione. Ascolto, in questo senso, è il nome dato alla rinuncia alla persuasione che è, allo stesso tempo, il riconoscimento della dignità dell’individuo nella sua facoltà di essere pensante. Questa rinuncia non è dunque rassegnazione, ma è l’applicazione di un ideale.
Ora, sembra che per elevare l’ascolto al rango di ideale è necessario ascoltare sempre e ovunque. Ho già disegnato alcune limitazioni al riguardo. Ma non escludo che in qualche occasione si possa applicare anche un ascolto generico. Una di queste situazioni è il problema dell’astensionismo nella DD ([url]http://www.democraticidiretti.org/node/830]). Più in generale penso che la partecipazione e la promozione in Italia di progetti come la Oxford Muse (http://www.oxfordmuse.com/) possa rappresentare una straordinaria opportunità di mobilitazione.
In ogni caso, ora spero di aver chiarito almeno alcune incomprensioni. Il mio ultimo scopo è fare della DD un gruppo umano capace di elaborare, attraverso una serie di tentativi ed errori, le soluzioni più adatte ad ogni problema. Le limitazioni e le aperture del discorso dell’ascolto sono vincolate a questo scopo. Per ora, questo scopo l’ho stabilito io e, anche se mi sembra piuttosto ragionevole e condivisibile, non ho idea chi possa ancora aderire (tranne forse Pino, che ringrazio). Per quanto riguarda le tappe successive, queste dipenderanno dal dibattito e purtroppo non ho il dono della chiaroveggenza per stabilire l’esito di questo dibattito futuro. Quello che mi preme in questo momento è di diffondere la coscienza che il nostro stesso funzionamento è il principale problema che dobbiamo affrontare.

Re: La strategia DD

Quote:
Riassunto:
[i](Premesse) Riconoscimento della diversità umana e della conseguente necessità di ascoltare.
(Ragionamento) Valutazione delle forze e delle debolezze della nostra organizzazione oggi.
(Conclusioni) L’impatto della DD sulle mentalità come primo obiettivo raggiungibile a medio-lungo termine.

Caro Bojan,
Nel tuo post vedo molto buon senso, insieme ad une certa rassegnazione, vedo l'atteggiamento remissivo di chi dice "impariamo ad ascoltarci, tanto non serve a niente". Forse mi sbaglio, ma è questo che ho capito. Non vedo un obiettivo, un orizzonte, e ritengo che se delle persone parlano e si ascoltano, ma non sanno dove stanno andando o perché stanno parlando, prima o poi, a torto o a ragione, si convincono che stanno perdendo solo tempo e mollano.
Secondo me, l'uomo ha bisogno di seguire un'idea, di credere in qualche cosa. Poi viene il progetto: cosa devo fare per raggiungere lo scopo? E qui si inserisce la discussione e l'ascolto di cui tu giustamente parli.
Ti chiederei di chiarire meglio che puoi due cose: la prima, se c'è e qual è lo scopo ultimo del tuo discorso; la seconda, attraverso quali tappe intendi conseguirlo. Se io crederò nel tuo progetto, potrò decidere di seguirti e collaborare.

Quote:
Ci vuole del tempo per costruire un’identità.

Quale identità? Che cosa riteniamo di dover essere?

Quote:
Ma ciò in cui spero più sinceramente è che venga ad affermarsi una CULTURA DELL’ASCOLTO

Condivido. Ma come? Solo pur parler o con uno scopo? È previsto un ordine del giorno, e chi lo stabilisce? O ciascuno può parlare liberamente di ciò che più gli piace? È bene che ci sia un moderatore? E chi? Occorre fissare un limite temporale ad ogni discussione o si procede in modo indefinito?
Ti pongo tutte queste domande, perché, purtroppo, la mia esperienza al riguardo è piuttosto negativa. Infatti, conservo ancora il ricordo di discussioni interminabili, che si avvitavano su se stesse e che erano prive di direzione. Il rischio di queste discussioni non è solo quello di stancare le persone che vi partecipano, ma anche quello di allontanarle dalla discussione stessa e dalla partecipazione. Se devo ascoltare (o pretendere di essere ascoltato) e basta, può darsi che, prima o poi, mi viene il sospetto che sto solo perdendo il mio tempo, e perciò mi defilo.
Ho voluto allora provare un'altra strada: impostare un discorso organico ed esporlo voce per voce, in modo da sollevare una molteplicità di discussioni su specifici argomenti, tutti ruotanti intorno all'obiettivo che ci accomuna: la DD. Ma è stato un fallimento. Infatti, a parte la questione sui partiti, che si è chiusa con un nulla di fatto, nessun'altra seria discussione è stata aperta. Eppure i punti di discussione erano tanti e di sicuro interesse: la sovranità, la libertà, la maggioranza, la partecipazione, i diritti, il lavoro, la scuola, l'informazione, e via dicendo. C'era solo l'imbarazzo della scelta: scelgo un argomento e su quello esprimo il mio pensiero e chiedo di essere ascoltato. E invece, niente! Nessuno ha voluto cimentarsi in nulla!
Adesso tu parli di "cultura dell'ascolto". L'espressione mi piace, ma francamente, in questo preciso momento, ho qualche perplessità che questa espressione abbia un senso reale.
Con affetto.

Didì

La strategia DD

Riassunto:
(Premesse) Riconoscimento della diversità umana e della conseguente necessità di ascoltare.
(Ragionamento) Valutazione delle forze e delle debolezze della nostra organizzazione oggi.
(Conclusioni) L’impatto della DD sulle mentalità come primo obiettivo raggiungibile a medio-lungo termine.

Fico. Sono quello che insiste tanto sulla brevità dei post e mi ritrovo a scrivere un papiro elettronico. Talvolta però, come dice Pietro Muni, :wink: è necessario dare un ragionamento, piuttosto che avanzare proposte votabili.
Un’altra scusa è che qui scrivo quasi un post su richiesta. Nel forum: Officina DD -> Ho finito, Pino aveva espresso la lamentela che sinora, nella nostra riflessione, è mancata una visione strategica sul futuro della DD e sul processo di trasformazione della democrazia rappresentativa in quella diretta. Non posso sapere quanto della strategia che delineo sarà condivisa da altri. A molti potrà sembrare vaga o incompleta. Ma ciò di cui mi occupo qui sono le fondamenta, o piuttosto della strategia su come rafforzarle. Penso sarà un processo lungo e riconosco la limitatezza del mio sguardo. Ma come ha detto Pino nel summenzionato post, il percorso determinerà il risultato, e, aggiungo io, l’intenzione determinerà il percorso. Per questo credo che si debba partire dalla soggettività e da quello che chiamo l’elevazione delle coscienze.

L’elevazione delle coscienze, per come la intendo io, deve partire da una constatazione molto semplice: la constatazione della RADICALE DIVERSITA’ FRA GLI ESSERI UMANI in quanto individui. “Io sono DDiverso” poterebbe essere lo slogan che trascini questa campagna. Per me, la campagna è iniziata il giorno in cui ho cercato “democrazia diretta” su Google, e durerà fintantoché sarò membro di questo partito. Il riconoscimento che io sono diverso rispetto a tutti gli altri membri della DD, rispetto ai miei connazionali e rispetto al resto del mondo, mi porta ad una conclusione importante e cioè che NOI NON SAREMO MAI D’ACCORDO. Questa, credo, deve essere la base per il funzionamento della DD. Questo riconoscimento implica pure la coscienza che né io, né chiunque altro sarà mai d’accordo sulla politica della DD in quanto partito.
Allora, ce ne stiamo tutti a casa propria a brontolare contro tutti gli altri? Questa potrebbe essere un’opzione.
L’altra opzione sarebbe di riconoscere questa diversità e darci la mano a vicenda sapendo o sperando che se io ti aiuto questa volta, sarai tu ad aiutarmi nel futuro.
Filosofia di bassa lega? - Forse. - Ma mi si rizzano i capelli in testa quando vedo scritto nei forum: “Se la DD non farà questo o quest’altro, io me ne vado...” - Dove? Su un pianeta incontaminato con riserve energetiche illimitate senza politici corrotti e bisnizzari loschi? - In tal caso, aspettatemi, vengo anch’io... - ma se si tratta del famoso “non gioco più con te” allora, Houston, abbiamo un problema. Vuol dire che chi sta qui dentro, in realtà, è da solo, a casa, che sta brontolando. Ma vuol dire anche che la persona in questione è totalmente incapace di accettare le idee altrui, di prestarle l’ascolto, di capire l’altro. Non è capace nemmeno di accettare la vecchia “vittoria sportiva” di una maggioranza provvisoria che non è, guarda caso, un’adunanza di cloni del brontolone summenzionato.
Qui neppure Pino, che considero padre fondatore e anima di questo movimento, è esente da critiche. La sua proposta, che ogni nostra iniziativa riporti in calce la percentuale con cui fu approvata, è un sintomo di questa mentalità autistica e narcisista. Se io faccio parte di un movimento che riconosce, in partenza, la possibilità, anzi, la probabilità che io non sono d’accordo con le decisioni della maggioranza, che bisogno ho di sapere che questa maggioranza è del 51 o del 99%? Se mi considero un individuo completo e diverso da altri, e se come tale sono riconosciuto dalla collettività (che sia la DD o il resto del mondo) non ho bisogno di urlare “mi dissocio” ad ogni idea minimamente diversa dalle mie.

E questo implica un secondo scatto di coscienza. Per far funzionare questa baracca dobbiamo CONSIDERARE LE IDEE ALTRUI COME SE FOSSERO LE NOSTRE. Ciò non vuol dire accettare le idee di chiunque in modo acritico. Anzi, bisogna criticare ed accettare la critica. Quello che sto dicendo è che bisogna smettere di pensare che le nostre idee sono per forza le più importanti, che salveranno il mondo o che sono l’unica soluzione possibile. Il pensiero, diceva qualcuno, è come il culo, l’hanno tutti. Quello che è importante è rendersi conto che tra noi non ci sono dei geni che salveranno il mondo, solo persone che lo possono rendere appena un attimo più accettabile. Se vogliamo fare qualcosa, in ognuno di noi deve consumarsi un radicale cambiamento. Deve rompersi la relazione “io sono i miei pensieri”, che deve essere sostituita con la relazione “i miei pensieri sono il prodotto della mia attività”. Come prodotti, i miei pensieri possono essere modificati, sostituiti, utilizzati o scartati, senza che io vada su tutte le furie. In altre parole, bisogna diventare individui per smettere di essere narcisi.

Arriviamo ora alla questione sul carattere del nostro partito. Per come la vedo io, la DD non può che essere il PARTITO DELL’ASCOLTO. In fondo, siamo tutti qui perché abbiamo capito che i politici non ci ascoltano più. S’illude però chi pensa che soltanto scrivendo un post su un forum sarà ascoltato. La maggior parte delle cose che scriviamo sono buchi nell’acqua, che entrano in concorrenza con centinaia di altri post di decine di altri membri. Se ho inveito contro coloro che minacciano di andarsene se la DD non fa quello che dicono, devo comprendere, anche se non giustificare, coloro che se ne vanno perché nessuno nella DD sembra prestarli ascolto. Li devo comprendere perché la frustrazione è, e sarà sempre, il più grave ostacolo all’agire, ma non li posso giustificare, perché non si sono posti la domanda: “Se io non sono stato ascoltato, come riuscirò a trovare il modo perché gli altri riescano a farsi sentire?” Per quanto io possa scervellarmi, non troverò la risposta da solo. Ho bisogno di aiuto. Bisogna elaborare nuovi strumenti, educare all’ascolto, scrivere in modo breve, rendersi visibile. Bisogna creare non solo dei gruppi di lavoro, ma dedicare intere assemblee a questo problema. Forse sarà persino necessario elaborare almeno una parziale e sempre necessariamente provvisoria “gerarchia delle visibilità” basata sulle capacità d’ascolto.

Se però accettiamo questa visione generale del nostro partito, le direttrici d’azione risulteranno ovvie. Dovunque vi fosse stata la disponibilità ho espresso la mia opinione contro una visione “asettica” della DD. Con ciò non intendevo che dobbiamo correre dietro le attualità della casta come cani da corsa dietro il coniglio elettrico. Dobbiamo creare una nostra agenda, funzionale ai principi fondanti e coerente con la nostra identità. Io sono riuscito ad individuare quattro punti di quest’agenda: la lotta contro ogni tipo di discriminazione, il sostegno ad ogni iniziativa volta a promuovere l’ascolto e il dialogo, la lotta contro l’analfabetismo informatico, e, chiaramente, la lotta per gli strumenti DD. Da quanto ho detto sinora, spero che questi quattro punti dell’agenda risultino chiari e consequenziali da un’identità fondata sulla diversità e sull’ascoltare. Se poi le premesse che propongo non saranno condivise, pace, ma quello che voglio sottolineare è che la nostra agenda dovrebbe COINVOLGERE UN NUMERO RELATIVAMENTE LIMITATO DI PUNTI i quali, a loro volta DOVREBBERO ESSERE CONSEQUENZIALI O STRUMENTALI ALLA DD.
Credo che l’agenda dovrebbe essere limitata perché l’impegno sui pochi punti in essa presenti deve essere frontale e trasversale. Frontale, nel senso che l’impegno dovrebbe seguire una direttrice ben precisa e battere, per così dire, sempre sullo stesso chiodo. Trasversale, nel senso che in questo impegno dovrebbero essere coinvolte tutte le organizzazioni e appoggiate tutte le iniziative a tutti i livelli. A prescindere dalla matrice politica, culturale o istituzionale. Anche se la Forza Nuova appoggia un’iniziativa, diciamo, sull’alfabetizzazione informatica, noi non possiamo limitarci a commentare che dovrebbero prima imparare a leggere e scrivere sulla carta. Tale osservazione può anche essere vera, ma nel momento che chiunque ingaggi un qualsiasi punto della nostra agenda, noi dovremmo essere lì per prendere la palla. Sul livello locale della militanza quotidiana, è chiaro che, per una persona per la quale si presume che abbia anche un lavoro e una famiglia, gestire in modo frontale e trasversale un solo punto di agenda può essere già troppo. E’ altrettanto chiaro che se, al livello nazionale, ognuno si occupa dei cavoli suoi, anche con lodevole zelo, torniamo ad essere quella flebile associazione di brontoloni narcisi di cui ho parlato prima.
I singoli punti poi dovrebbero essere consequenziali, nel senso che dovrebbero scaturire da un ragionamento sulla nostra identità, o strumentali, nel senso che vengano percepiti come aiuto diretto alla nostra organizzazione. Dei punti che ho proposto, fra i consequenziali possiamo annoverare quelli che riguardano la diversità e l’ascolto, fra gli strumentali quello che riguarda la lotta contro l’analfabetismo informatico. La lotta per la democrazia diretta rimane un punto fondamentale e imprescindibile.

Tutto ciò che ho detto sinora riguarda solo la prima fase della strategia DD, la fase della COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’. Con buona approssimazione, credo di poter dire che si tratta di una fase che durerà, come minimo, una generazione a partire dal momento in cui la nostra agenda sarà fissata.
Perché penso ci vogliano almeno 25-30 anni d’impegno, prima di vedere i risultati? – Semplice analogia. Per la loro nascita, suddividerò i partiti nelle seguenti categorie: i partiti personali, i continuatori, i surfisti, e i costruttori. Ogni partito reale è chiaramente una combinazione di questi elementi e può darsi che qualche considerazione importante mi sia sfuggita, in tal caso informatemi su un apposito forum. Ma intanto prendo in esame questi quattro “archetipi” politici come se fossero realtà esistenti allo stato puro.
Il partito personale a noi più conosciuto è (o era) Forza Italia, ma in generale si tratta di tutti i partiti, per esempio, monarchici, sorti per proteggere gli interessi del loro capo. Anni luce lontano dalla DD.
I partiti continuatori sono quelli che continuano, con alcune modifiche, la politica di un vecchio partito. Tipico esempio erano i DS. Per la DD, di nuovo, è una strada bloccata perché non c’è nessuno la cui opera continuare.
I surfisti, come i Radicali, o per certi versi l’Italia dei Valori, sono quelli che cavalcano la lunga onda di movimenti culturali o istituzionali. Mi sembra di aver notato parecchie aspirazioni surfiste nella DD, ma queste possono anche essere fonte di problemi. Innanzitutto, i surfisti durano fin quando dura l’onda. Anche se si tratta di un’intera generazione, prima o poi, l’onda si estingue, e il partito rimane a secco. Poi, bisogna avere la tavola nella posizione giusta. Generalmente, i surfisti non causano le onde e neppure riescono a manipolarle. E’ il movimento stesso che, ad un certo punto (di solito quando è già in declino), permette ai suoi capi di fondare un partito politico. E poi continua dentro i canali istituzionali. Non ho niente contro il surf e non escludo la possibilità che un giorno possiamo salire sulla tavola, ma penso sia poco realistico stare lì ad aspettare l’onda giusta, come gli ebrei aspettano il Messia o quelli di Beckett, il signor Godot.
Ci rimane il partito costruttore. L’esempio classico di questo tipo erano i socialisti nell’Ottocento. L’esempio a noi più vicino, purtroppo, è la Lega Nord. In entrambi i casi si tratta di partiti che hanno cominciato quasi da zero, senza significativi appoggi all’interno dell’élite allora dominante. Entrambi hanno dunque dovuto investire molti dei loro sforzi nella costruzione di una struttura, di obiettivi, di un programma politico. Entrambi hanno portato, o hanno aiutato a portare, ad un cambiamento di mentalità. Per quanto riguarda i socialisti, si può parlare, almeno fino ad un certo punto, di elevazione delle coscienze. Il suffragio universale, il diritto al lavoro, il pacifismo internazionalista, sono alcuni dei loro obiettivi che la maggior parte di noi, spero, condivide ancora. La Lega è il partito del degrado. Ha dissolto un movimento, potenzialmente anti-casta, in un’ideologia di provincialismo xenofobo e razzista. Ma entrambi i partiti hanno impiegato qualche decennio per diventare movimenti politici rilevanti: dalla nascita di primi nuclei socialisti in Italia negli anni sessanta dell’Ottocento fino alla formazione del PSI nazionale nel 1893; dalla fondazione della Lega Lombarda nel 1986 sino a quel che temo sia il consolidamento della Lega Nord nelle ultime elezioni. In entrambi i casi, il tempo che era trascorso tra i loro inizi come movimento e il loro relativo successo, era segnato da scissioni, unioni e cambiamenti di rotta. Dobbiamo seguire i loro passi? Non credo, ma temo che saremo costretti a seguire la loro andatura. In altre parole, non penso che i meccanismi di raccolta di consensi, dell’organizzazione della militanza e dell’inserimento nelle reti locali abbiano subito cambiamenti significativi nel corso degli ultimi due secoli, e tanto meno nel corso degli ultimi vent’anni.

Il nostro è un partito libero dal passato. Se pure dovessimo usare gli stessi strumenti socialisti o leghisti dovremmo “re-inventarli” attraverso il dibattito DD. Proprio per questo, anche se i nostri strumenti dovessero rivelarsi più efficaci di quelli degli altri “costruttori”, dubito che impiegheremo meno tempo di loro nell’acquisire un’importanza nazionale, una visibilità nei media, un’individualità specifica e chiaramente riconoscibile da ogni italiano minimamente informato. Ci vuole del tempo per costruire un’identità.
Cosa ci possiamo aspettare dunque al termine di questo periodo di costruzione? Se siamo bravi, la gestione di alcune entità amministrative in modo più o meno diretto, un consenso elettorale che vada verso il 10%, e sopratutto un cambiamento generale di mentalità. Può darsi che alcuni partiti tradizionali adottino una struttura democratica diretta. Può darsi che si vada verso una revisione costituzionale in senso democratico-partecipativo. Ma ciò in cui spero più sinceramente è che venga ad affermarsi una CULTURA DELL’ASCOLTO, in cui ogni persona presume che l’altro ha qualcosa di sensato da dire, in cui il diverso è rispettato perché offre la possibilità di soluzioni innovative. Credo che nessuno di noi, brontoloni solitari nel buio delle nostre stanze, riesca a contemplare interamente gli orizzonti politici e sociali che questa nuova cultura può aprire.