democratismo radicale

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Michele Morini
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democratismo radicale

http://digilander.libero.it/guerrasociale.org/senonevero.htm

cosa ne pensate ?

chi sa qualcosa dei compagni di Théorie Communiste ?

"La vita, la libertà o la proprietà
di nessun uomo sono al sicuro
mentre è riunito il parlamento"
G.J.Tucker

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"Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"

Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
democratismo radicale

Quote:
così come questi costi possono influire anche molto su una piccola azienda a conduzione familiare, allo stesso modo (e generalmente anche di più) influiscono sul singolo lavoratore.

E' verissimo. Credo che loro giochino sul fatto che i datori di lavoro, di piccole aziende ovviamente, in genere si intimoriscano alla parola "vertenza".

Quote:
ti assicuro che, almeno secondo la mia esperienza, nel 99% dei casi i lavoratori facevano di tutto per non tirare in ballo legali. E a volte anche quando eravamo noi del sindacato a spiegare loro che avevano ragione da vendere, cercavano comunque l'accordo con la controparte o addirittura si tiravano indietro pur di non affrontare gli sforzi di quel "muro di gomma" che è la giustizia italiana.

In questo hai ragione, infatti, a mio avviso, andrebbe fatta una netta distinzione tra piccole aziende e grandi aziende. Perchè nelle grandi aziende succede esattamente il contrario. Anche quando si è in tanti si cerca di arrivare al compromesso, o addirittura di cedere.

Pensandoci c'è anche un'altra cosa a sfavore delle piccole aziende.
A differenza delle grandi aziende, per una piccola azienda un dipendente è VERAMENTE fondamentale, proprio perchè, se va via, ne vieni fortemente penalizzato: il lavoro, non essendo settorializzato (ossia non devi fare una cosa sempre uguale), non lo insegni in poco tempo, per cui sostituire un dipendente porta via spesso molto tempo.

Bene, ci è capitato a volte che il dipendente si licenziasse con preavviso minimo o inesistente. Dall'oggi al domani ci siamo ritrovati senza una persona, e il suo lavoro è andato a pesare sulle altre persone (poche in un'azienda come la nostra); Quel dipendente, di contro, ha avuto comunque diritto interamente alla liquidazione.
Il nostro avvocato, in questi casi, ci ha sempre detto che se anche teoricamente il preavviso, per legge, deve essere di almeno un mese, in realtà al dipendente non puoi fare niente (vertenza, etrc.) se va via prima.
E personalmente questo non mi sembra giusto.

E dico ancora un'ultima cosa.
Quando si tratta di assumenre un dipendente, con le leggi attuali, o vai a un'agenzia interinale (3500 euro a dipendente...troppo x una piccola azienda) o lo assumi dopo averlo provato un mese.
Il contratto a progetto, infatti, in una piccola azienda non sempre puoi farlo: come puoi dire ti pago dopo che hai servito 100 clienti o hai riscontrato 50 palletz di roba? E' impensabile.
Moltissime volte, quindi, ci è capitato di assumenre persone che il primo mese hanno lavorato sodo, e una volta assunte hanno iniziato a fare i lavativi. Una persona del genere ce la siamo dovuti tenere dentro per più di 10 anni, con aumenti di stipendio dati x legge (ma mai meritati) e se ne andata (finalmente) solo quando l'ha deciso lei.

I vecchi Co.Co.Co (che ora non ci sono più), tanto pericolosi per un dipendente in una grande azienda (perchè lì un dipendente è sempre sostituibile, per cui lo precarizzano senza garanzie), in una piccola azienda vanno a favore sia del datore di lavoro che del dipendente: il datore di lavoro può provare per molto più tempo il dipendente prima di assumerlo.
Il dipendente, di contro, oltre a ricevere cmq un minimo (era il 30 %, mi pare) di contributi, era sicuro che se lavorava veramente sarebbe stato sicuramente assunto.
Come già detto, infatti, per una piccola azienda un dipendente è fondamentale, e se ne trovi uno veramente motivato e diligente (al giorno dìoggi sono rari), stai sicuro che non lo lasci andare via.

Quote:
finché non si renderà efficiente il nostro sistema giudiziario, ai lavoratori come alle piccole aziende familiari e in generale a tutte le categorie più deboli, non sarà assicurata alcuna giustizia reale

Completamente d'accordo

Un saluto, Stefano

Stefano Cassoni

The Saint
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Iscritto: 24/05/2006
democratismo radicale

Ciao Stefano ;)

Quote:
Il caso particolare è l'azienda della mia famiglia, una piccola azienda di 5 dipendenti. In 30 anni di attività sono venuti e andati via molti dipendenti: molti l'hanno fatto con onestà e correttezza, così come erano stati trattati. Alcuni, invece, l'hanno fatto chiedendo dei soldi, in più alla normale liquidazione (quindi non dovuti), minacciando di fare vertenza.

Capisco perfettamente che andare in causa comporti costi, soprattutto economici ma anche "psicologici" (è comunque stressante essere per tempi molto lunghi in attesa di un giudizio), però, così come questi costi possono influire anche molto su una piccola azienda a conduzione familiare, allo stesso modo (e generalmente anche di più) influiscono sul singolo lavoratore.

Io sono stato sindacalista, e ti assicuro che, almeno secondo la mia esperienza, nel 99% dei casi i lavoratori facevano di tutto per non tirare in ballo legali. E a volte anche quando eravamo noi del sindacato a spiegare loro che avevano ragione da vendere, cercavano comunque l'accordo con la controparte o addirittura si tiravano indietro pur di non affrontare gli sforzi di quel "muro di gomma" che è la giustizia italiana.

Trovo infatti che, finché non si renderà efficiente il nostro sistema giudiziario, ai lavoratori come alle piccole aziende familiari e in generale a tutte le categorie più deboli, non sarà assicurata alcuna giustizia reale: del resto la lotta tra i filesharers e le grandi major mostra chiaramente come si possano vincere cause esclusivamente perché si possiedono maggiori capitali. Se questa è giustizia... :evil:

Ciao.
Giovanni

Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
democratismo radicale

Ciao The Saint...:D

Quote:
Stevejo ha scritto:
se è vero, nelle medie e grandi aziende, che spesso e volentieri agli operai non vengono riconosciuti i loro diritti, è altrettanto vero che, nelle piccole imprese, sono gli imprenditori a stare dalla parte "della lama", e gli operai dalla "parte del manico".

Ti riferisci a qualche caso particolare?

Mi riferisco a un caso particolare, ma che può essere esteso anche in generale.

Il caso particolare è l'azienda della mia famiglia, una piccola azienda di 5 dipendenti. In 30 anni di attività sono venuti e andati via molti dipendenti: molti l'hanno fatto con onestà e correttezza, così come erano stati trattati. Alcuni, invece, l'hanno fatto chiedendo dei soldi, in più alla normale liquidazione (quindi non dovuti), minacciando di fare vertenza.
Ti assicuro che i motivi della vertenza non ci sono mai stati, eppure hanno minacciato di farla, con lettere ufficiose o verbalmente.
Ovviamente non abbiamo mai ceduto, e tali minacce sono state ritirate. Soltanto una volta un "ex" dipendente è andato fino in fondo, ma la vertenza è stata vinta da noi.

Il punto è che andare in causa, oggi giorno costa moltissimo per una piccola azienda, e solo i nostri saldi principi ci hanno convinto che era giusto lottare perchè la ragione era dalla nostra parte.
Ma la tentazione di cedere al ricatto, e di accordarsi (su una cifra che sarebbe minore di quella pagata dopo un'eventuale sconfitta), ti assicuro, è stata forte, perchè una causa significa spese economiche, significa aggiungere problemi a quelli che già hai, etc.

Queste persone, ovviamente, hanno minacciato vertenze non per validi motivi, ma perchè sanno che la maggior parte delle persone cede, proprio x evitare i problemi derivanti da una causa.

E ti assicuro che (e quì sta il caso generale), parlando con altri proprietari di piccole aziende, è proprio così.
Molti loro dipendenti, pur senza veri motivi, hanno minacciato vertenze, e spesso e volentieri i proprietari hanno preferito pagare che andare avanti 10 anni a pagare avvocati.

Un saluto a tutti, Stefano

Stefano Cassoni

The Saint
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Iscritto: 24/05/2006
democratismo radicale

Stevejo wrote:
se è vero, nelle medie e grandi aziende, che spesso e volentieri agli operai non vengono riconosciuti i loro diritti, è altrettanto vero che, nelle piccole imprese, sono gli imprenditori a stare dalla parte "della lama", e gli operai dalla "parte del manico".

Ti riferisci a qualche caso particolare?

Quote:
Sicuramente mi riconosco in Porto Alegre. Gli altri, purtroppo, non li conosco, ma sicuramente è una lacuna che andrò presto a colmare.

Seattle è il luogo-simbolo del Movimento noglobal.
La Selva Lacandona è la regione (foresta) del Chiapas (Messico) da cui il subcomandante Marcos e l'EZLN portano avanti la lotta antiglobalizzazione.

Ciao.
Giovanni

Stevejo
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Iscritto: 24/10/2006
democratismo radicale

Ciao a tutti,

ho letto con attenzione quanto riportato in "Editions Senonevero", ma non mi sento di condividerne in toto le riflessioni fatte a proposito della Democrazia Radicale. O meglio: mi sento profondamente Democratico Diretto, ma ,se la Democrazia Radicale è quella esposta nelle riflessioni fatte nell' "analisi critica al Democratismo Radicale", allora non mi sento un Democratico Radicale, o almeno solo in parte.

Spiego perchè.

Quote:
il democratismo radicale non pone come sua mediazione necessaria lo sviluppo del capitale; è esso stesso la mediazione, il fine e il movimento verso questo fine.

...e questo lo fa anche la DD

Quote:
l democratismo radicale oppone al "primato dell’economia", al "capitalismo selvaggio", alla globalizzazione liberista e allo strapotere della finanza un nuovo "primato della politica"

...idem come sopra

Quote:
finita l’epoca in cui lo Stato sociale temperava benignamente il capitalismo, e volendo costruire un’alternativa al "neoliberismo" e alla "mondializzazione", il democratismo radicale vagheggia di un capitalismo "reale" – meno "finanziario", meno "speculativo" – fatto di veri lavoratori e veri investitori, questi ultimi tanto coscienti della loro responsabilità sociale da non potersi più definire "capitalisti".

...Va benissimo

Quote:
Sogna imprenditori-cittadini alla testa di aziende-cittadine, in cui l’apporto dei lavoratori-cittadini venga adeguatamente riconosciuto, sotto la benevola e protettiva tutela di uno Stato democratico partecipativo, che regoli l’equa distribuzione del plusvalore-cittadino.

Quì non sono d'accordo. Perchè sognare che le aziende saranno fatte in un certo modo, significa, a mio avviso, piegare la Democrazia Diretta ad essere in questo modo, dare come uno dei fini della DD il produrre un sistema di questo tipo.

Ossia, in questa "analisi della DR" traspare, secondo me, ancora una unidirezionalità di veduta verso l'affermazione e le esigenze dei lavoratori e basta. Mi pare che si riprendano le idee e gli obiettivi delle "lotte operaie" degli anni '70 riproponendoli attraverso un sistema Democratico Partecipativo.
Ma ciò va in contraddizione con quanto detto prima nella stessa "analisi della DR", in cui si diceva che il fine ultimo della DR è la DR stessa: quì mi pare che la DR sia visto solo come uno strumento per affermare determinate idee e obiettivi (proprie della lotta operaia e di classe), che personalmente non condivido.
E non li condivido perchè, se è vero, nelle medie e grandi aziende, che spesso e volentieri agli operai non vengono riconosciuti i loro diritti, è altrettanto vero che, nelle piccole imprese, sono gli imprenditori a stare dalla parte "della lama", e gli operai dalla "parte del manico".
E in questa "analisi della DR" questo apsetto non viene minimamente preso in considerazione.

E con queste premesse viene dato per scontato che una gestione Democratico Radicale della Res Pubblica non potrà portare ad altro se non ad uno stato senza "proprietà privata", ma fatto invece di "aziende cittadine"

Quote:
Una cosa sola lo offende: che il proletariato, negandosi, abolisca lo Stato, la democrazia e il capitalismo (produttivo), giacché il democratismo radicale ama il lavoratore in quanto lavoratore e il plusvalore in quanto pluslavoro

Quì si ribadisce ancora la centralità assoluta del Lavoratore nella DR; A mio avviso, invece, il lavoratore è importante tanto quanto l'imprenditore e viceversa, la proprietà privata tanto quanto quella pubblica.

Quote:
Ama la lotta di classe al punto da non volerne mai la fine, in quanto la sua ragione d’essere è il movimento perpetuo dell’alternativa e della critica sociale.

In questo sono distante anni luce dalla visione DR fatta in questa analisi critica.

Personalmente non voglio fare nessuna lotta di classe, o contro il capitale o contro i lavoratori. Voglio semplicemente "Lottare" (nell'accezione più pacifista esistente) per l'affermazione della "Democrazia Diretta"; e questa "lotta" si concluderà con l'affermazione della DD come metodo di fare politica. E per questo motivo, non solo voglio la fine della mia lotta, ma non vedo lora che finisca, perchè significherà che saremo riusciti ad affermare la DD. E una volta che la Res pubblica sarà gestita attraverso la DD, saranno i cittadini stessi a decidere il loro futuro, ma non si può dire a priori cosa decideranno. L'importante, per me, è che possano finalmente farlo.

Quote:
Il democratismo radicale ha i suoi eroi: il subcomandante Marcos, José Bové e adesso Chavez;

Rispetto queste persone, ma personalmente, da DD, non mi riconosco in quegli eroi.

Quote:
ha i suoi luoghi sacri: Seattle, Porto Alegre e la foresta Lacandona

Sicuramente mi riconosco in Porto Alegre. Gli altri, purtroppo, non li conosco, ma sicuramente è una lacuna che andrò presto a colmare.

In conclusione, da quanto ho capito, potremmo dire che la DR è una delle tante forme possibili di DD, ma non è la DD pura, quella che ha come UNICO fine l'affermazione della DD stessa.
Oppure la DD e la DR coincidono, ma allora quanto detto da quest'"analisi critica della DR" non corrisponde al vero.

Un saluto,
Stefano. :D

Stefano Cassoni

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