Denaro tra la gente, per la gente - Prima parte

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Simone.org
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Iscritto: 16/05/2009
Denaro tra la gente, per la gente - Prima parte

Quello che ci vuole quando le persone hanno un problema che non percepiscono è fornire la sua soluzione. Prima ancora di spiegare la natura del problema, per rivelare alla gente come la stanno fregando, occorre farle capire che esiste una possibilità migliore.
Diversamente infatti si ottiene solo una reazione di rifiuto per aver aperto gli occhi su una situazione che una persona aveva lietamente ignorato sino a poco prima.
Così è per il signoraggio bancario, la più grande truffa perpetrata a danno delle persone senza che la stragrande maggioranza se ne renda conto.
Fino ad oggi, su queste pagine, sono comparsi molti articoli che hanno spiegato il fenomeno e lo hanno criticato. Molto meno spazio è stato dato invece a un sistema monetario alternativo, cui si è solo brevemente accennato nei post.

Due sono le innovazioni da introdurre perché due, come abbiamo visto, sono i tipi di signoraggio in essere: quello primario (attuato dalle banche centrali e causa del debito pubblico) e quello secondario (praticato dalle banche commerciali e motivo di inflazione e crisi di liquidità).

Come già anticipato in passato per risolvere il problema del signoraggio primario esiste un'unica mossa: nazionalizzare l'emissione della nuova moneta e la proprietà della stessa, oltre che di quella già esistente.
Il che significa, in concreto, che lo Stato dovrà stampare e mettere in circolazione nuove banconote con una semplice operazione tipografica. Per evitare di inondare le nostre tasche e i nosctri conti con un mare dic arta straccia, tuttavia, occorre porsi il problema di quanta moneta emettere. Se l'economia ha bisogno di un miliardo di euro in contanti in più per facilitare gli scambi, anziché, come avviene oggi, prendere questo denaro a prestito dalla Banca Centrale (ente privato che mira a fare profitti a danno dello Stato), basterà una sofisticata stampante. In questo modo lo Stato non dovrà più pagare alla banca centrale gli interessi ne tantomeno restare debitore del valore nominale del circolante.
In pratica si tratta di estendere alla banconote lo stesso principio di sovranità con il quale vengono già coniate le monete metalliche.
Lo scettico della moneta statalizzata muoverà a questo punto un'obiezione: ma questa pratica non rischia di creare inflazione?
Niente affatto e per vari motivi.
Per iniziare va chiarito che questo dubbio, se lo si analizza, non è nemmeno rivolto all'ipotetica emissione, ma ad un cattivo uso che un amministratore potrebbe farne, abusando della possibilità di stampare denaro per coprire spese incontrollate. In realtà il criterio da seguire per emettere nuova moneta è molto rigido: essa deve essere sempre proporzionale alla ricchezza reale, in termini di beni e servizi, offerta dall'economia. Al crescere della produzione e degli scambi servirà un'iniezione di liquidità. Al calare dell'offerta economica reale deve calare anche l'offerta di moneta, con conseguente ritiro e distruzione delle banconote.
In secondo luogo bisogna aggiungere che la prospettiva da cui può nascere questo dubbio va completamente ribaltata. E' infatti il sistema attuale che implica uno sovrapproduzione monetaria tale da svalutare la moneta stessa, molto più di quanto non accadrebbe con moneta sovrana. Questo accade perché, quando uno Stato si fa prestare dalla banca centrale una somma, immediatamente diventa debitore verso la stessa della cifra ma anche dei relativi interessi. E dove andrà a prendere lo Stato quel denaro per pagare gli interessi se materialmente ancora non esiste? Ovviamente sempre dalla banca centrale. Ecco quindi che ogni nuova emissione di denaro con il sistema attuale implica la succesiva emissione di nuove somme, e così via all'infinito, generando autentica svalutazione della moneta.
La prova empirica l'abbiamo tutti noi sotto gli occhi, con la continua svalutazione delle monete nei decenni scorsi in tutto il mondo.

La seconda parte del problema, una volta stabilito come creare denaro, consiste nel mettere in circolazione la moneta di nuova emissione.
Ad oggi sono stati individuati due sistemi da chi si è occupato del problema.
Il primo consiste nel considerare la moneta fresca di stampa come un'entrata, un attivo nelle casse dello Stato, che la userebbe così per finanziare le proprie spese. In questo modo il denaro finirebbe nelle tasche dei cittadini sotto forma di compensi per prestazioni pubbliche svolte ed entrerebbe nel circolo monetario. Chiaro che, per tornare al discorso di prima, questo denaro messo all'attivo non dovrebbe essere utilizzato per finanziare la spesa corrente, ma gli investimenti tesi alla creazione di nuova ricchezza materiale o nuovi servizi.
In questo modo la quantità di circolante e l'offerta di beni e prestazioni offerti dall'economia restano proporzionali e viene scongiurato il pericolo di inflazione e svalutazione.
Il secondo criterio proposto da altri sostenitori della sovranità monetaria è invece il "reddito da cittadinanza". Lungi dall'essere una forma di salario sociale o assegno di mantenimento che indurrebbe il cittadino al parassitismo, il reddito di cittadinanza è invece una forma di ripartizione pubblica in parti uguali, a ciascun cittadino, delle somme periodicamente emesse dallo Stato sovrano. Non si tratta evidentemente di grosse cifre, ma di poche centinaia di euro l'anno, uno strumento pratico per mettere rapidamente in circolazione la nuova liquidità, direttamente nelle tasche dei cittadini, per venire incontro al bisogno di contante precedentemente riscontrato.

Continua...

Simone
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