Denaro tra la gente, per la gente - Seconda parte

1 post / 0 new
Ultimo contenuto
Simone.org
Offline
Iscritto: 16/05/2009
Denaro tra la gente, per la gente - Seconda parte

Continua da [url]http://www.democraticidiretti.org/node/745].

Chiaro che, alla base di una riforma di questo tipo, sta un cambiamento radicale da attuarsi a livello non più economico ma giuridico.
Come ci ha insegnato lo scomparso, ma quanto mai presente nelle idee, professor Giacinto Auriti, la moneta non deve più essere una merce dotata di un proprio valore, e quindi soggetta a passaggi speculativi, compravendita, costi o tassi di interesse.
Il denaro non sarà più ricchezza ma solo un valore econometrico, l'unità di misura con la quale valutare l'effettiva ricchezza circolante e facilitare gli scambi.
Se, econometricamente, il valore di un televisore può essere misurato in 500 € e quello di una vettura utilitaria in 6.000 €, sapremo che l'automobile varrà quanto 12 televisori. In questo modo la moneta tornerà ad assolvere la sua funzione originaria, una funzione magnificamente svolta per secoli fin dall'antichità quando ha permesso lo sviluppo delle economie senza creare debiti collettivi, facendo in un certo senso le veci del baratto, ma superando l'impossibilità di scambi diretti di certi beni o prestazioni di servizi.
Chiaro che, divenendo valore econometrico, varrà ancor di più quanto già detto a proposito dei criteri per stabilire quanta moneta stampare. Più il terreno da misurare è ampio, più lungo dovrà essere il metro; maggiore sarà l'offerta economica reale, più numerosa dovrà essere la moneta disponibile per misurarla e scambiarsela o, in caso contrario, andrà ridotta e distrutta se l'offerta economica si riduce.

Una cosa diversa è risolvere il problema del debito privato o meglio ancora del signoraggio secondario attuato dalle banche commerciali. Se infatti, parlando di reddito di cittadinanza e sovranità monetaria si possono trarre spunti da altri autori ed economisti, non ho mai letto proposte di riforma del sistema creditizio rivolto ai cittadini nel momento in cui si arrivasse a un controllo pubblico dell'emissione di denaro.
In ogni caso le banche private, in un sistema monetario ideale, dovrebbero essere convertite a pure filiali di una banca nazionale alle dirette dipendenze del Tesoro e solo ad essa dovrebbe rivolgersi un cittadino bisognoso di credito.
Nel momento in cui il denaro diventa “metro” e non più merce, sarebbe infatti assurdo permettere a dei privati di speculare prestando un'unità di misura che non ha alcun valore di per sé. Nel caso di un artigiano che volesse rinnovare la propria attività, ad esempio, che senso avrebbe pagare qualcuno per farsi prestare il metro con cui misurare la ricchezza che intende creare come se gli fosse stata prestata la ricchezza stessa?
La cosa cui ho pensato, senz'altro perfettibile (ripeto, non conosco letteratura in proposito) ma comunque originale, è quella di una creazione “momentanea” di denaro dal nulla.
Il prestito infatti, a mio avviso, costituisce un'inversione delle azioni nell'ordine delle cose, ossia rappresenta la volontà, o la necessità, di spendere in anticipo ciò che ancora non ho avuto il modo o il tempo di guadagnare. Ad oggi siamo costretti a chiedere questo denaro a chi ce l'ha per poi restituirglielo con tanto di “pizzo”, mentre con una moneta econometrica non si farebbe altro che concedere a chi lo chieda il denaro necessario a produrre qualcosa di nuovo o affrontare spese impreviste. Il conto sarebbe saldato senza alcun interesse mentre il capitale rientrato nelle casse della banca pubblica dovrebbe essere distrutto perché il debitore ha ormai incamerato col proprio reddito la cifra che all'inizio del circolo non possedeva e che gli era stata anticipata. Se il denaro del credito concesso, una volta rientrato, non venisse distrutto (o comunque sottratto dal circuito economico) è come se la stessa somma esistesse due volte, producendo inflazione.
A questo punto nella mente dello scettico sorgerà una domanda, un dubbio del tutto parallelo a quello già manifestato per la risoluzione del signoraggio primario: un siffatto sistema di credito, in cui una banca pubblica locale concede prestiti semplicemente creando soldi con una stampante, non rischia di incoraggiare ancor più la gente a indebitarsi? Ma anche in questo caso la risposta è del tutto analoga all'obiezione mossa alla proposta di sovranità monetaria.
Quest'obiezione infatti non rappresenta una critica alla soluzione avanzata ma ad un eventuale cattivo uso che delle persone potrebbero farne.
Anche nel caso dell'erogazione del credito ai cittadini infatti verrebbero stabilite regole precise in base alle quali concedere i prestiti e con quale consistenza, scongiurando pericoli di faciloneria nel distribuire soldi.
E di nuovo, sottolineo che un problema del tutto ipotetico attribuito a questa soluzione è invece quanto mai reale nel sistema bancario reale e attuale, dove le banche concedono prestiti in modo del tutto sciagurato, negando magari denaro a chi ne farebbe un uso brillante e concedendolo invece a chi si sa già sarà insolvente per accaparrarsi poi i suoi beni, senza parlare dei folli mutui che vengono concessi in modo del tutto criminale al 100-110% sul valore dell'immobile e senza una credibile consulenza sui tassi di interesse.
Insomma, e nel caso del signoraggio primario e per quello secondario, lo scettico attribuirà al sistema della moneta pubblica proprio quei difetti che appartengono invece al sistema attuale e che magari non sono percepiti, pur dannosi.

Una ragione in più per andare avanti col cambiamento.

Simone