Indymedia chiude ?

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Michele Morini
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Iscritto: 30/04/2006
Indymedia chiude ?

Antagonisti in crisi d’identità
Per Indymedia l’ora dell’addio

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.as...

JACOPO IACOBONI

TORINO
Alle quattro di una domenica grigiolina, nello stanzone dell’Asilo occupato, nove ragazzi stanno, come dicono loro, «downloadando», tirando giù il report finale degli stati generali di Indymedia. «Kaos», in Indy ci si chiama coi nickname anche quando si è faccia a faccia, sta scrivendo la più pazzesca delle autocritiche di gruppo: «Indymedia è uno strumento fondamentale che ormai non funziona più. Questo però non è un limite suo, è un limite del movimento. È il movimento a essere litigioso, cazzaro, asociale e alienante, spesso». Spesso o sempre? Il futuro è in questo dilemma: chiudere oppure «chiudere per rinascere»? È tutto finito, bambina, cantava Bob Dylan. Lui chiuse per ricominciare.

Indymedia, il più importante network della sinistra radical italiana, rischia di chiudere e basta. Nella migliore delle ipotesi deve cambiare, e ha davanti la stessa sofferenza che ha chiunque cambia strada: rompere col passato, rassicurante ma esaurito, e incamminarsi verso l’ignoto, nuove amicizie, nuovi amori, nuovi progetti politici, la correzione della nostra stupidità di ragazzi. «Siamo tutti più vecchi», dice Antonio, storico militante del Gabrio, ora a Genova a lavorare nel supporto legale del dopo-G8. Tutti meno disposti a farsi etichettare come quelli che turbano la quiete pubblica, o come eterni bambini ammalati di radicalismo. «Se Indymedia diventa sfogatoio per slogan folli su Nassiriya, un po’ è colpa anche nostra», dice Elektrico. Indy è in crisi innanzitutto per questo: è in crisi di identità.

I soldi che mancano
Poi sì, ci sono tanti guai materiali. Indy rischia di chiudere per due motivi. Uno, non ha più una lira e il server americano (nome in codice Jeff) non è disposto più a ospitarlo. All’assemblea dell’Asilo Jeff ha fatto arrivare un messaggio: «Ho fornito servizio di hosting a Indymedia per qualche anno, come hanno fatto altri: calyx, community colo, riseup, eccetera. Ho deciso di interrompere questo servizio». Indy, si scopre adesso, spende da un minimo di 10mila euro all’anno a un massimo di 36mila. E i soldi non ci sono più. «In passato arrivavano soprattutto dal network internazionale», racconta uno dei fondatori, una cinquantina di ragazzi che nel ‘99 inaugurarono il nodo italiano. Diversi di loro erano del Gabrio; altri di Askatasuna, o dell’Asilo, tendenza anarchica. Ora il network globale finanzia molto meno; anche da aree tradizionalmente simpatizzanti, come Indy venezuelana, i rubinetti si sono chiusi. E infatti una delle proposte è rilanciare una grande campagna di finanziamento, cene, concerti, vendita di magliette. Quella che s’acquista all’Asilo, fornita dal nodo Indy di Torino, potrebbe essere l’ultima, dunque è un cimelio: nera, col brand (((i))) in bianco in basso a destra, e dietro la scritta: «Do it yourself publish». Pubblica da te.

I post deliranti
Era questo, in principio, il sogno. Fare da sé. Ma il progetto politico che c’era nel ‘99 adesso non c’è più, e Indymedia - da luogo mito dell’informazione orizzontale, l’open publishing - è diventato, come dice Kaos a nome della comunità, un refugium peccatorum: «Il 70% dei post sono repost da media mainstream, il 20% comunicati di movimento, il 10% stronzate di pazzi invasati. Non lo era, ma è Indy è diventata una triste bacheca di movimento». «Avevamo creato un gioiello», constata la bionda ragazza torinese che ora vive a Genova, mentre passeggia e si ferma a guardare l’amaca viola dentro il cortile interno dell’Asilo, accanto a due moto e un moto-triciclo. Qui, in questa scuola per bambini di tradizione ultrasabauda, si muore per rinascere come l’Araba fenice. Non più slogan dementi contro Israele, basta coi post scritti da sbandati, persino l’ipotesi di creare un filtro anti-boiate, sul modello di quello che già fanno in Nord America, o Indy di Madrid. Poi «dovremmo tornare per strada, spiegare cosa è Indy, come la si fa, perché abbiamo scelto di farla così»...

I sogni abortiti
«Sette otto anni fa, prima di Praga, Napoli, e poi della tragedia alla scuola Diaz, sembrava che Indy potesse essere l’espressione più naturale di un movimento che s’espandeva, e credeva che un altro mondo fosse possibile», dice la ragazza. Adesso c’è come una sensazione di festa finita e di nausea, la sensazione di quando ti svegli dopo aver bevuto troppo la sera prima. All’ingresso dell’Asilo, sulla destra, tre carrelli di supermercato accanto a due biliardini sono pieni di bottiglie vuote, ciò che resta di due notti in cui il sogno è sembrato potesse persino rinascere. Di giorno, tutto è dannatamente più difficile.

"La vita, la libertà o la proprietà
di nessun uomo sono al sicuro
mentre è riunito il parlamento"
G.J.Tucker

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"Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"

Michele Morini
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Iscritto: 30/04/2006
Indymedia chiude ?

mi associo alla grande! l'invenzione di destra e sinistra sposta lo scontro sul piano orizzontale fra cittadino e cittadino mentre i politici fanno i loro interessi di classe, si perchè ormai il politico è una classe, ben distinta dalle altre che sono al di fuori delle leve del potere. Portano avanti i loro interessi che quasi mai coincidono con quelli dei cittadini, visto che il trucco è propio fare affari personali coi soldi dei cittadini. Il motto potrebbe essere "fra i due litiganti il terzo gode".

L'orizzontalismo presume una concertazione collettiva che è idealmente quanto meno in dissonanza col concetto di antagonismo destra/sinistra.
E' un paradigma che esce nettamente di scena.

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Peraps
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Iscritto: 24/05/2006
xx

Quote:
credo che la crisi di indymedia sia sintomatica di una malattia più radicale: l'inutilità della dicotomia logora tra destra e sinistra.

in tanti ci stiamo accorgendo che non ha più alcun senso e occorre rifondare alla radice (e prima di farlo occorre avere il coraggio di farlo MORIRE) l'antico e rassicurante senso di appartenenza.

Non puoi capire quanto sono d’accordo con te Monia!

La psichedelia della politica attuale abbaglia la gente che impaurita cerca rifugio nell'appartenenza ad un qualcosa, ma questo qualcosa non si sogna nemmeno di proteggerla ma ne sfrutta solamente il suffragio.
Le realtà che il tanto osannato bipolarismo ha creato si fondano ormai sulla paura e su promesse che tutti sanno benissimo di non poter mantenere.
Gli uomini di potere (politico e reale che sia) sono in verità a conoscenza delle situazioni sociali ed economiche, nazionali e internazionali, che lo sfrenato e incosciente utilizzo dell'economia e il deficit di democrazia e legalità hanno prodotto, situazioni alle quali sarà difficile porre rimedio in modo non traumatico.

L'unica strada realisticamente percorribile che vedo è quella dell’informazione, attraverso la quale possa avvenire una progressiva presa di coscienza da parte dei cittadini.

Anche la mia speranza quindi non può essere che in una GRANDE RINASCITA di un INFORMAZIONE LIBERA INDIPENDENTE e DIROMPENTE, in tutto questo internet gioca un ruolo fondamentale e Indymedia potrebbe essere un protagonista di questo cammino.

Simone P.

monia
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Iscritto: 20/06/2006
Indymedia chiude ?

credo che la crisi di indymedia sia sintomatica di una malattia più radicale: l'inutilità della dicotomia logora tra destra e sinistra.

in tanti ci stiamo accorgendo che non ha più alcun senso e occorre rifondare alla radice (e prima di farlo occorre avere il coraggio di farlo MORIRE) l'antico e rassicurante senso di appartenenza.

in quest'ottica (pur avendo "voluto anche bene" ad indymedia, soprattutto nei giorni de g8) festeggio la sua morte...

sperando nella rinascita di qualcosa di DAVVERO e RADICALMENTE nuovo, affinchè un MONDO DIVERSO SIA FINALMENTE E VERAMENTE POSSIBILE.

Peraps
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Iscritto: 24/05/2006
proposte della plenaria

Dalla plenaria del meeting, cosi' come dalle discussioni delle ultime
settimane in lista, e' venuta fuori l'esigenza di modificare radicalmente
indymedia italia, nei metodi, nella strutturazione e negli strumenti. Dopo
una lunga discussione, la plenaria ha deciso di proporre alla lista:

- la chiusura del sito, che prevede la chiusura della pubblicazione e il
congelamento del sito allo stato attuale (mantenendo quindi solo la
possibilita' di consultarlo);

- la chiusura di tutte le liste di italy imc, sia nazionali che locali;

- l'avvio di un nuovo process (richiesta di apertura di imc italy alla
lista internazionale) con l'apertura di una nuova lista nella quale
discutere le proposte di strutturazione del sito e del progetto.

Si è ritenuta necessaria proporre la chiusura del sito attuale e
l'apertura di un nuovo process per segnare la conclusione di questa fase
del progetto Indymedia Italia e una discontinuita' con quella che sara' la
nuova indymedia.

E' una proposta molto sofferta che si rende necessaria perche' da diversi
anni indymedia e' bloccata su una lunga serie di problemi, mai affrontati
e/o risolti, fra cui:

- non funzionamento del metodo del consenso utilizzato nelle liste;

- dissolvimento di indymedia italia come comunita';

- crollo del livello di partecipazione e della consapevolezza dello
strumento;

- conseguente burocratizzazione, sentita a livello di italy list e editorial.

L'assemblea ha consensuato che chiudere questa fase di indymedia italia
sia un atto di responsabilita' che richiede coraggio, ma necessario per
aprire davvero uno spazio di discussione che porti a indymedia 2, nel
mantenimento dei principi base che il progetto indymedia ha e continua ad
avere.

La proposta viene fatta alla lista, con una dead line di 10 giorni per
discuterne.
Questa mail viene mandata a tutte le liste nazionali e locali ma l'intento
è quello di mantenere aperta un'unica discussione su italy-list, luogo
decisionale di Indymedia Italia.

Simone P.

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