La democrazia dei grandi vecchi

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pino
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Iscritto: 30/03/2006
La democrazia dei grandi vecchi

Questa volta segnalo un bel libro, semplice ma non ingenuo. La scoperta del senso della democrazia, come una storia raccontata ad un amico, non attraverso i ponderosi studi teorici, ma principalmente attraverso le esperienze quotidiane di uno che guarda alle cose con gli occhi aperti ed è capace di indipendenza e intelligenza di giudizio.
Il tutto con un linguaggio "normale"

C'è fra le altre cose una critica speitata al ruolo deleterio (anche per la democrazia) del sistema bancario, non è ancora la scoperta del ruolo del signoraggio, ma non ci manca molto...

C'è tanta passione e sincerità.

La democrazia dei grandi vecchi di Giuseppe D'Agostinis.

L'ho invitato, tra noi.
Speriamo ci venga a trovare e magari si unisse allo sforzo e al progetto comune.

Pino Strano - www.pinostrano.it/blog

Beppe
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Iscritto: 03/03/2007
La democrazia dei grandi vecchi

Ciao Pino. Grazie della tua replica paziente e gentile. Quando si parla di questi temi è molto difficile trovare il punto di partenza perchè gli è stata data apposta una forma circolare. Pertanto, secondo me, bisogna aprire il cerchio e trasformarli in una retta; da una parte vi sia il passato e dall'altra il futuro. Fra essi, da qualche parte, c'è il presente. L'unico mezzo per farlo è diffondere quanto più si possa la convinzione che la democrazia diretta sia cosa fattibile laddove ora è considerata da tutti o quasi un'utopia. E' così perchè in effetti, come dici tu, chiunque si rende conto che per campare, se non si è politici oppure fra i pochi toccati dalla fortuna, bisogna lavorare duro e non avanza altro tempo per occuparsi di gran altro, inclusa la politica. Ecco perchè la mia idea vorrebbe che solo l'organo supremo dello Stato, il Senato, quello che deve dire si o no alle proposte dei politici, e dopo un certo numero di no mandi a casa quella fazione che è stata troppo bocciata, sia fatto di cittadini estratti a caso. Non tutti! Sarebbe impossibile, per le ragioni che sappiamo; solo un piccolo ma rappresentativo campione: qualche migliaio di cittadini, a rotazione, che a seguito della loro volontaria candidatura vengano chiamati per un breve periodo, diciamo 2 o 3 anni al massimo, per fare i senatori del popolo. In tale modo i essi avrebbero il potere legislativo, non più i grandi vecchi che oggi e per sempre altrimenti continueranno a possederlo attraverso quelli che ci fanno votare grazie al potere incontrovertibile del denaro che loro stampano e poi regalano a chi gli serve per mantenere la situazione che gli va meglio. Oggi è una finta democrazia ma domani potrebbe anche ridiventare qualcosa già sperimentata e perfino formalmente opposta. Non vedo altri sistemi. Se è così, tale idea andrebbe posta nel posto chiave del vostro progetto politico, quindi leggibile in testata eppoi ribadita ovunque. Segregarla come riferimento da ricavarsi dalla lettura di un libro piuttosto che un altro, sicuramente difficili o impossibili da acquistare perchè mai l'editoria ed i media gli daranno alcuno spazio, perchè più impegnativi e meno rilassanti di un buon programma televisivo "di evasione" o di un libercolo di "sex 'n drugs and rock 'n roll" credo equivalga a non proporla nemmeno. In tal caso di democrazia diretta rimarremo a parlarne io, tu e pochi altri...poveri sognatori. L'esempio del chiodo fa riferimento al potere esecutivo, quindi non lo vedo calzante. Io parlo di potere legislativo! Solo così potremmo veder abolito il Signoraggio, i megastipendi di perloppiù fannulloni, le regalie pensionistiche, i privilegii per questo e quell'altro gruppo di pressione e cordate e lobbies etc. etc. etc. Da assoggettarsi all'avallo di tale organo, in termini di potere esecutivo ci aggiungerei "solo" le nomine delle figure chiave delle strutture dello Stato.
Con stima

Beppe

Ritratto di pino
pino
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Iscritto: 30/03/2006
La democrazia dei grandi vecchi

Beppe wrote:
... l'unico modo [...] sia un congresso formato di cittadini estratti a caso fra gli aventi diritto di voto.
....non trovo però traccia nel vostro progetto politico pertanto esso non mi sembra altro che una delle tante buone intenzioni dichiarate da qualcuno o qualcun altro, niente più niente meno di tutto quanto sento da quando ascolto o leggo i vari media.
Perdonami l'irriverenza ma questo è quello che mi pare.
Saluti
Beppe

Ciao beppe,
grazie della risposta nella quale non trovo alcuna irriverenza; forse altrove le espressioni della propria posizione, se difforme dalla linea "ufficiale" può essere considerata tale. Da noi, per quanto mi riguarda è benvenuta e direi benedetta. La diversità è il sale della democrazia.

Nel merito. L'idea di un congresso (o comunque di organi esecutivi o decisionali) scelto con estrazione a sorte è in sè assolutamente interna e in piena sintonia con i principi di democrazia diretta. In particolare la trovi come opzione preferenziale (anzi unica) nel saggio "La politica senza i politici" di Akiva Orr che noi citiamo tra i documenti che suggeriamo di consultare per lo studio della democrazia diretta.

Fermo restando che il metodo dell'estrazione a sorte può anche essere un buon metodo, e fermo restando che è fondamentale ribadire che al di là di quali siano le scelte il diritto di scegliere quale forma devono avere le istituzioni è di tutti i cittadini italiani. Ci sono alcune ragioni forti per cui il metodo dell'estrazione a sorte non mi/ci convince come metodo da preferire sugli altri possibili.

Il primo è relativo al potere decisionale. Perchè mai stabilire che esso va delegato ad un congresso di pochi (ancorchè estratto a sorte) quando invece è possibile che tutti possano esecitarlo direttamente se lo desiderano?

Noi pensiamo che vadano cercate tutte le soluzioni possibili per cui la delega sia quanto meno necessaria possibile. La delega deve essere quanto più possibile un diritto e non un obbligo. (se non voglio partecipare o se non posso devo poter scegliere a chi dare la delega a mio insindacabile giudizio - al limite anche a caso o a sorte - oppure non darla a nessuno, il che equivale darla a tutti quelli che non la esercitano).
Quindi se la delega non deve essere un obbligo è dovere di ogni dd ricercare le forme di partecipazione che permetteno massimamente la partecipazione diretta. Per il livello decisionale, questo è meno difficile di quello che sembra.

Ci sono tuttavia certamente livelli di gestione del potere che non possono essere distribuiti ed esercitati da tutti. Questi livelli riguardano specialmente il potere esecutivo. Io faccio spesso l'esempio del problema di appendere un quadro: tutti insieme possiamo pensare di discutere e decidere paritariamente dove e quale quadro appendere, poi però non possiamo appenderlo tutti insieme; occorre che qualcuno necessarimente assuma la delega esecutiva (non possiamo piantare il chiodo tutti assieme). Ma in questo caso colui il quale viene delegato all'uso del martello e del chiodo potrebbe poi usare questa delega a suo piacimento e diversamente da quanto stabilito. E quindi si originerebbe un problema di perdita del controllo sulla propria fetta di potere. Per questo la delega deve comunque essere sempre revocabile in qualsiasi momento.

Il fatto di scegliere a sorte l'eventuale (o gli eventuali) esecutore non gaantisce affatto che chi viene estratto non approfitti poi del suo ruolo per scopi personali. Anche akiva Orr (col quale ho avuto lunghe discussioni su questo punto) ammetteva che il processo si estrazione a sorte, mentre riduceva le tensioni corruttive a monte, non le eleiminava affatto a valle. Quindi se non vogliamo continuare a rimenerne vittime la revocabilità della delega è un MUST.

In realtà quindi l'estrazione a sorte quando riguarda il livello decisionale è un limite non necessario al diritto di tutti di partecipare direttamente.
Quando è usato come metodo di scelta per i poteri non distribuibili è inutile e non ti serve a proteggerti dai fenomeni cui tu accenni e devi comunque fare riferimento al diritto di tutti di valutare ed eventualmente revocare. Quello che credevi diavere eleiminato dalla porta rientra inevitabilmente dalla finestra. Non si vede perchè io devo essere libero di decidere chi non voglio e non posso essere libero di scegliere chi voglio.

Queste sono le ragion per cui noi non usiamo la scelta per sorteggio come metodo preferenziale. Ma, ribadisco, che la demcorazia diretta non viene definita da QUALE metodo si preferisce utilizzare, ma dall'affermazione del fondamentale diritto di ciascuno di decidere anche COME dobbiamo autogovernarci. Per questo, al di là di certe indicazioni generiche, noi non proponiamo al paese/mondo uno specifico modello istituzionale, ma lottiamo perchè i cittadini abbiano finalmente il controllo sulla propria fetta di potere cos' che essi SEMPRE possano contribuire paritarimente a determinarne la specifica forma.

Non è molto dd dire: questo modello è dd e questo non lo è. Mentre è dd dire: tu cittadino hai sempre il diritto di dire QUALE modello vuoi.

Perciò fra di noi c'è uno spazio naturale ad affermare e proporre ciascuno il proprio modello (altro che irriverenza!). Semplicemente i membri decidono di usare questo piuttosto che l'altro, ma nulla vieta che le decisioni possano cambiare semplicemente in corrispondenza della diversa volontà della maggioranza semplice. Noi non abbiamo carte o statuti immutabili. La dd prescrive che essi siano sempre flessibili così che, appunto, essi semplicemente corrispondano il più possibile alla volontà della maggioranza dei membri.

Un caro saluto,
Pino

Pino Strano - www.pinostrano.it/blog

Beppe
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Iscritto: 03/03/2007
La democrazia dei grandi vecchi

Ciao Pino.
Grazie per il tuo apprezzamento del mio libro "La democrazia dei grandi vecchi".
Credo di doverti una spiegazione sul perchè non trovo interesse a partecipare al vostro impegno; è perchè, dopo tante illusioni ed altrettante disillusioni sono arrivato alla convinzione che l'unico modo per sottrarre a quelle figure che metaforicamente chiamo "I Grandi Vecchi" il comando del mondo sia far in modo che l'organo supremo delle democrazie sia un congresso formato di cittadini estratti a caso fra gli aventi diritto di voto. Solo così, io penso, si riuscirebbe a porre un freno ai poteri di chi altrimenti può solo fare quello che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Non sarebbe certo la perfezione! Essa non può esistere. Sarebbe però una cosa molto rappresentativa della volontà e della qualità della gente che attiene a quel certo sistema sociale organizzato. Di quest'idea, che spiego meglio nel mio libro, non trovo però traccia nel vostro progetto politico pertanto esso non mi sembra altro che una delle tante buone intenzioni dichiarate da qualcuno o qualcun altro, niente più niente meno di tutto quanto sento da quando ascolto o leggo i vari media.
Perdonami l'irriverenza ma questo è quello che mi pare.
Saluti
Beppe

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