Questa volta segnalo un bel libro, semplice ma non ingenuo. La scoperta del senso della democrazia, come una storia raccontata ad un amico, non attraverso i ponderosi studi teorici, ma principalmente attraverso le esperienze quotidiane di uno che guarda alle cose con gli occhi aperti ed è capace di indipendenza e intelligenza di giudizio.
Il tutto con un linguaggio "normale"
C'è fra le altre cose una critica speitata al ruolo deleterio (anche per la democrazia) del sistema bancario, non è ancora la scoperta del ruolo del signoraggio, ma non ci manca molto...
C'è tanta passione e sincerità.
La democrazia dei grandi vecchi di Giuseppe D'Agostinis.
L'ho invitato, tra noi.
Speriamo ci venga a trovare e magari si unisse allo sforzo e al progetto comune.



Ciao beppe,
grazie della risposta nella quale non trovo alcuna irriverenza; forse altrove le espressioni della propria posizione, se difforme dalla linea "ufficiale" può essere considerata tale. Da noi, per quanto mi riguarda è benvenuta e direi benedetta. La diversità è il sale della democrazia.
Nel merito. L'idea di un congresso (o comunque di organi esecutivi o decisionali) scelto con estrazione a sorte è in sè assolutamente interna e in piena sintonia con i principi di democrazia diretta. In particolare la trovi come opzione preferenziale (anzi unica) nel saggio "La politica senza i politici" di Akiva Orr che noi citiamo tra i documenti che suggeriamo di consultare per lo studio della democrazia diretta.
Fermo restando che il metodo dell'estrazione a sorte può anche essere un buon metodo, e fermo restando che è fondamentale ribadire che al di là di quali siano le scelte il diritto di scegliere quale forma devono avere le istituzioni è di tutti i cittadini italiani. Ci sono alcune ragioni forti per cui il metodo dell'estrazione a sorte non mi/ci convince come metodo da preferire sugli altri possibili.
Il primo è relativo al potere decisionale. Perchè mai stabilire che esso va delegato ad un congresso di pochi (ancorchè estratto a sorte) quando invece è possibile che tutti possano esecitarlo direttamente se lo desiderano?
Noi pensiamo che vadano cercate tutte le soluzioni possibili per cui la delega sia quanto meno necessaria possibile. La delega deve essere quanto più possibile un diritto e non un obbligo. (se non voglio partecipare o se non posso devo poter scegliere a chi dare la delega a mio insindacabile giudizio - al limite anche a caso o a sorte - oppure non darla a nessuno, il che equivale darla a tutti quelli che non la esercitano).
Quindi se la delega non deve essere un obbligo è dovere di ogni dd ricercare le forme di partecipazione che permetteno massimamente la partecipazione diretta. Per il livello decisionale, questo è meno difficile di quello che sembra.
Ci sono tuttavia certamente livelli di gestione del potere che non possono essere distribuiti ed esercitati da tutti. Questi livelli riguardano specialmente il potere esecutivo. Io faccio spesso l'esempio del problema di appendere un quadro: tutti insieme possiamo pensare di discutere e decidere paritariamente dove e quale quadro appendere, poi però non possiamo appenderlo tutti insieme; occorre che qualcuno necessarimente assuma la delega esecutiva (non possiamo piantare il chiodo tutti assieme). Ma in questo caso colui il quale viene delegato all'uso del martello e del chiodo potrebbe poi usare questa delega a suo piacimento e diversamente da quanto stabilito. E quindi si originerebbe un problema di perdita del controllo sulla propria fetta di potere. Per questo la delega deve comunque essere sempre revocabile in qualsiasi momento.
Il fatto di scegliere a sorte l'eventuale (o gli eventuali) esecutore non gaantisce affatto che chi viene estratto non approfitti poi del suo ruolo per scopi personali. Anche akiva Orr (col quale ho avuto lunghe discussioni su questo punto) ammetteva che il processo si estrazione a sorte, mentre riduceva le tensioni corruttive a monte, non le eleiminava affatto a valle. Quindi se non vogliamo continuare a rimenerne vittime la revocabilità della delega è un MUST.
In realtà quindi l'estrazione a sorte quando riguarda il livello decisionale è un limite non necessario al diritto di tutti di partecipare direttamente.
Quando è usato come metodo di scelta per i poteri non distribuibili è inutile e non ti serve a proteggerti dai fenomeni cui tu accenni e devi comunque fare riferimento al diritto di tutti di valutare ed eventualmente revocare. Quello che credevi diavere eleiminato dalla porta rientra inevitabilmente dalla finestra. Non si vede perchè io devo essere libero di decidere chi non voglio e non posso essere libero di scegliere chi voglio.
Queste sono le ragion per cui noi non usiamo la scelta per sorteggio come metodo preferenziale. Ma, ribadisco, che la demcorazia diretta non viene definita da QUALE metodo si preferisce utilizzare, ma dall'affermazione del fondamentale diritto di ciascuno di decidere anche COME dobbiamo autogovernarci. Per questo, al di là di certe indicazioni generiche, noi non proponiamo al paese/mondo uno specifico modello istituzionale, ma lottiamo perchè i cittadini abbiano finalmente il controllo sulla propria fetta di potere cos' che essi SEMPRE possano contribuire paritarimente a determinarne la specifica forma.
Non è molto dd dire: questo modello è dd e questo non lo è. Mentre è dd dire: tu cittadino hai sempre il diritto di dire QUALE modello vuoi.
Perciò fra di noi c'è uno spazio naturale ad affermare e proporre ciascuno il proprio modello (altro che irriverenza!). Semplicemente i membri decidono di usare questo piuttosto che l'altro, ma nulla vieta che le decisioni possano cambiare semplicemente in corrispondenza della diversa volontà della maggioranza semplice. Noi non abbiamo carte o statuti immutabili. La dd prescrive che essi siano sempre flessibili così che, appunto, essi semplicemente corrispondano il più possibile alla volontà della maggioranza dei membri.
Un caro saluto,
Pino
Pino Strano - www.pinostrano.it/blog