LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI

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Corre l'anno 1948: l’ONU adotta la “Dichiarazione universale dei diritti umani”.
I primi due articoli proclamano: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti … e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” e “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o d'altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”.

Tra i diritti menzionati vi sono quelli alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona. È proibita qualsiasi forma di schiavitù o di tortura. Tutti hanno diritto al riconoscimento della personalità giuridica, ad un'uguale tutela da parte della legge, alla salvaguardia da arresti arbitrari, ad un equo processo, alla presunzione d’innocenza, alla libertà da interferenza nelle comunicazioni, alla libertà di movimento, all’asilo politico, ad una cittadinanza, ad un libero matrimonio, alla libertà di pensiero, di religione, di opinione, di coscienza, di riunione e di associazione pacifica, alla partecipazione al governo del proprio paese, alla sicurezza sociale, al lavoro, alla difesa sindacale, ad un tenore di vita decente, all’istruzione, alla vita culturale e artistica. La volontà popolare è il fondamento
dell’esercizio del governo, le votazioni devono essere libere per tutti e il voto segreto.

Gli Stati membri dell’ONU s’impegnano a perseguire il rispetto delle libertà e dei diritti umani proclamati dalla “dichiarazione”. Tuttavia questa non è vincolante per gli Stati stessi e non sono creati strumenti per renderne obbligatoria l’attuazione.

L’ONU nel 1955 approva due trattati, uno sui diritti nel campo civile e politico e uno in quello economico, i quali però entrano in vigore dopo 21 anni, data la forte resistenza incontrata.

Nel 1956 è ratificata a Ginevra una convenzione che mette al bando anche le forme mascherate della schiavitù, come la servitù della gleba e i soprusi derivanti dall’adozione di fanciulli.

In breve poi abbiamo,
nel 1959: dichiarazione dei diritti del bambino (vari Stati emanano in seguito leggi che, tra l’altro, puniscono i genitori che picchiano i figli).
1969: convenzione contro il razzismo.
1973: convenzione contro l’apartheid.
1979: convenzione contro la discriminazione nei riguardi della donna.
1984: convenzione contro la tortura.
1989: convenzione sui diritti dell’infanzia.

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