Ciao a tutti,
Ho ritenuto opportuno aprire questo topic per mettere al corrente gli altri membri della modifica sostanziale, da me apportata, all'articolo 4 del programma partecipato, così da spiegarne anche i motivi ed eventualmente aprire una discussione.
(P.S. Vi prego di scusarmi x la lunghezza del post)
http://www.democraticidiretti.org/wiki/doku.php
L'articolo 4 così recitava:
TITOLO: DIFESA DELLA PACE SENZA SE E SENZA MA.
* politica di disarmo e di riduzione delle spese militari;
* ricollocazione delle risorse militari (umane e tecniche) per il presidio e la sicurezza nazionale
* riconversione delle forze armate sul modello svizzero di esercito popolare
* ridefinizione dei patti internazionali relativi alla presenza delle basi militari straniere sul territorio italiano.
Innazitutto vado a fare delle premesse, che serviranno a spiegare le modifiche che ho pensato di fare.
PREMESSE
1°) L'articolo 4, così come era, proponeva sostanzialmente di dichiarare l'Italia "stato neutrale", sul modello della neutralità Svizzera.
Storicamente la Svizzera è da sempre "Lo stato neutrale per eccellenza", e da sempre "neutrali" si considerano i suoi cittadini: la sua neutralità è stata sempre rispettata, anche in periodi storici in cui non lo è stata quella di altri paesi neutrali (tipo Belgio, Olanda, Svezia, nell'ultimo conflitto mondiale). D'altronde, la conformazione del territorio svizzero si appresta ad una facile difesa, per la quale un esercito poco numeroso e non professionista è più che sufficiente a garantirne la neutralità.
2°) L'Italia, di contro, è una penisola, circondata da oltre 7000 km di coste, che occupa una posizione centrale all'interno del Mediterraneo. A causa della scarsità di materie prime, e per la sua posizione geografica, l'Italia è uno stato che fonda la sua stessa sopravvivenza sul commercio, in particolare quello via mare.
3°)La posizione dell'Italia nel Mediterraneo nè fa, da sempre e tutt'oggi, meta di sbarchi clandestini di persone disperate, in fuga da paesi + o - totalitari, che vedono nell'Italia il paese in cui ri-iniziare a sperare.
4°)Inoltre, proprio la sua posizione al centro del mediterraneo (e quindi storicamente vicina ai problemi dei paesi che affacciano su questo mare) e la sua politica (da 50 anni) di "pacificatrice", nè hanno fatto, anche in tempi recenti, un paese al quale altri stati, e la stessa ONU (nonostante non ne sia membro permanente), hanno guardato per risolvere questioni internazionali e interne ad altri paesi.
5°) Per le considerazioni fatte al punto 2, l'Italia ha bisogno di una Marina Militare che abbia le capacità necessarie a proteggere e salvaguardare innanzitutto il commercio marittimo da cui dipende. Tale protezione è stato spesso necessario applicarla mediante schieramento di forze navali anche al di fuori del Mediterraneo, per garantire la protezione di navi mercantili italiane in acque internazionali. Tale protezione riguarda quotidianamente (ad esempio) i pescherecci d'altura, i mercantili italiani e non, e si traduce anche in interventi volti al soccorso delle navi in difficoltà.
6°) Per le considerazioni al punto 3, da sempre le unità della marina italiana si sono adoperate mai per interdire, ma sempre per prestare protezione e aiuto ai barconi di profughi provenienti da altri paesi. In questa attività continua, quotidianamente le unità della nostra marina effettuano salvataggi e prestano i primi soccorsi e le prime cure mediche.
7°) Per le considerazioni al punto 2 -3 - 4, alle forze armate italiane è sempre stato richiesto di intervenire in altri paesi anche per garantire e proteggere l'arrivo di aiuti umanitari, l'incolumità dei profughi durante il loro "esodo", per salvaguardare l'incolumità di associazioni umanitarie operanti in paesi a rischio, spesso dilaniati da guerre civili; per la protezione, il salvataggio e il rempatrio di connazionali, che si sono trovati in serio pericolo a causa del precipitare della situazione interna in altri paesi.
Senza dimenticare, ovviamente, che il loro compito principale rimane quello della difesa del territorio nazionale, anche in considerazione dell’aumento del rischio terroristico.
Anche il mancato (o parziale) successo di alcune passate missioni umanitarie, a cui hanno partecipato le forze armate italiane sotto l'egida dell'ONU, o l'intervento (a mio avviso sbagliato) delle forze militari italiane in missioni al di fuori dell'ambito ONU, non possono e non devono (a mio avviso) inficiare l'alto valore che le nostre forze armate hanno dimostrato nel contributo a salvaguardia degli innocenti, o il prezioso contributo del "Genio militare" alla ricostruzione di infrastrutture e servizi in altri paesi.
In tutte le missioni a cui hanno partecipato, in ogni condizione operativa, sia in ambito ONU che non, le nostre forze armate si sono sempre distinte (e hanno ricevuto sempre i riconoscimenti dei paesi in cui operavano e della gente per la quale operavano) per la loro umanità, il loro porsi sempre a difesa dei più deboli, il loro essere sempre capaci di testimoniare i valori fondamentali della nostra costituzione.
8°) Sempre per le considerazioni ai punti 2 - 3 - 4, l’aereonautica militare italiana è stata ed è chiamata, in cooperazione con le altre forze armate, principalmente al controllo e alla salvaguardia del traffico commerciale, sia marittimo che aereo, (da cui, come già detto, dipende la stessa sopravvivenza del paese) nonché al trasporto di aiuti umanitari, di personale umanitario non militare e al rimpatrio di connazionali.
Inoltre, il sempre maggiore rischio terroristico, ha comportato all’aereonautica un incremento delle sue responsabilità in difesa dello spazio aereo nazionale, nonché nella prevenzione di possibili attentati terroristici.
9°) Non dimentichiamoci, poi, il contributo fondamentale di protezione civile che le forze armate hanno sempre dato alla popolazione italiana, durante le catastrofi naturali che hanno colpito l'Italia e a cui, per via dell'alto rischio idro-geologico, vulcanico e sismico, il nostro paese è e sarà sempre esposto.
10°) Per le considerazioni ai punti 5 - 6 - 7 - 8 - 9, la marina militare italiana (ad esempio), con il contributo di tutte le figure appartenenti a tale corpo, ha redatto un "LIBRO BIANCO", in cui si sono individuati i compiti ai quali la marina è chiamata (sia in tempi di pace che di guerra), e la consistenza minima che tale forza armata deve avere per adempiere ai propri compiti.
Successivamente alla legge navale straordinaria (decennale) del 1974, che ha visto l'entrata in servizio delle attuali unità, la consistenza della nostra marina è sempre stata comunque al di sotto del minimo necessario per adempiere ai propri compiti.
Inoltre, l'uso continuo, ordinario e straordinario, che è stato fatto delle unità della marina negli ultimi 20 anni, ha causato un precoce deterioramento delle unità.
Per queste considerazioni, la legge navale straordinaria (decennale) del 1996, garantirà (dal 2010) a malapena la sostituzione delle vecchie unità, molte delle quali già radiate per sopraraggiunti limiti d’età.
La marina italiana, quindi, continuerà ad essere una forza di consistenza inferiore a quella che i compiti a lei assegnata richiederebbero, compiti che sono stati sempre e comunque, in tutte le sue missioni, di carattere puramente difensivo (scorta, deterrenza, trasporto truppe) e di protezione civile.
11°) Sempre in considerazione dei precedenti punti, la nostra aeronautica è impiegata, da sempre, in compiti sempre più gravosi e continui, prettamente difensivi e cmq mai di carattere offensivo (a parte l’invio in missione di 8 Tornado durante la Prima guerra del golfo); e questo senza che la sua consistenza sia sufficiente per adempiervi. Fino ad ora la nostra aeronautica ha operato con velivoli obsoleti, concepiti più di 30 anni fa, e solo ora inizia a dotarsi dei moderni velivoli “Euro-fighter”, ma in numero tale (appena 150) che la sua consistenza continua ad essere inadeguata ad adempiere ai compiti che gli vengono continuamente assegnati. Il numero di 150 velivoli, infatti, può sembrare sufficiente, ma se si considera che, mediamente, 1/3 rimane a terra per manutenzione, e i restanti 2/3 sono utilizzati a turni (x evitare precoci deterioramenti dei velivoli), la forza aerea impiegabile dall’Italia è di appena 50 velivoli da caccia, a cui si sommano il modesto numero di velivoli C 130 per il trasporto truppe.
12°) A tutte queste considerazioni, va aggiunto che una parte non trascurabile dell’industria italiana vive delle commesse interne ed estere in campo civile e militare. La nostra industria aeronautica e navale è considerata una delle migliori al mondo (basta pensare alla Angusta, alla Fiat Avio, all’Alenia, ai cantieri Ansaldo, etc), ed è quella, tra le industrie nazionali, che investe di più in ricerca e che per questo vanta prodotti tecnologici di eccellenza sia in campo civile che militare.
Va infine detto che, a seguito dell’entrata in servizio (nel 1984) delle attuali unità della marina militare e in conseguenza della pubblicità che tali unità hanno fatto alla nostra industria, gli introiti per le sole commesse estere, che la nostra industria cantieristica nazionale ha ricevuto, sono state pari a 3 volte (dico TRE volte) l’ammontare delle spese sostenute dallo stato per la loro realizzazione. E la stessa cosa sta avvenendo oggi per l’industria aereonautica, a seguito dell’entrata in servizio dei primi “Euro-Fighter”.
CONSIDERAZIONI FINALI
Per tutte queste considerazioni, ho pensato di eliminare i primi 3 punti dell’articolo 5.
Per quanto detto fino ad ora, infatti,senza un’adeguata consistenza delle forze armate, l’Italia rischierebbe di vedere compromessa la sua stessa sopravvivenza.
Inoltre, l’ONU finirebbe per perdere un’importante (fondamentale, direi, per apporto di valori umani) contributo all’applicazione delle sue risoluzioni tese a derimere le, sempre più frequenti, controversie internazionali.
Infine, un’esercito popolare non potrebbe avere quelle qualità, necessarie alle nostre forze armate per adempiere ai propri compiti
Per tale motivo ho pensato di inserire, invece, questi punti:
TITOLO: 4 DIFESA E SALVAGUARDIA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UOMO NEL MONDO - RAFFORZAMENTO DELL'ONU COME ORGANO TESO A DERIMERE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI
-Emanazione di leggi straordinarie decennali, volte al mantenimento della consistenza minima necessaria alle forze armate, tale da permettere loro di adempiere ai compiti ordinari e a quelli straordinari a cui sono chiamati per esigenze di carattere internazionale.
-Riassetto organizzativo dell’Esercito Italiano, in modo tale da aumentare il numero di effettivi all’interno dei reparti del “Genio Militare”, a fronte di una proporzionale riduzione degli effettivi negli altri corpi dell’esercito.
-Partecipazione delle forze armate Italiane esclusivamente a missioni ONU, atte cioè all’applicazione delle risoluzioni ONU.
-Ritiro di tutte le forze armate da missioni che non siano coperte da risoluzioni ONU, a meno che tale ritiro non vada a compromettere, in modo determinante, la sicurezza della popolazione locale e il mantenimento della pace nell’area assegnata alle nostre forze armate.
-Politica estera volta a chiedere l’intervento dell’ONU in ogni paese dilaniato da guerra civile, al fine di salvaguardare i diritti umani fondamentali della popolazione.
Per l’ultimo punto dell’articolo 5, bisogna anche tenere in considerazione l’ammontare delle entrate derivanti dalla concessione di territorio nazionale a potenze straniere, nonché il valore (per la popolazione locale) del commercio che ruota intorno a tali installazioni. X questo motivo, proporrei una modifica dell’ultimo punto in questo modo:
-Ridefinizione dei patti internazionali relativi alla presenza delle basi militari straniere sul territorio italiano, in modo tale da salvaguardare la sovranità dello Stato Italiano sul suolo nazionale.
Permettetemi, infine, un’ultima considerazione.
Al giorno d’oggi si vanno sempre più acuendo le tensioni internazionali tra i vari paesi. Continuano ad esistere (e anzi vanno aumentando) paesi governati da regimi totalitari e provvisti di armi atomiche. Il terrorismo, sia di matrice islamica che non, continua ad essere una seria minaccia per il nostro paese e non solo.
In questo “panorama estero”, non è detto che uno paese, perché neutrale o privo di un’esercito nazionale, non venga a trovarsi coinvolto, suo malgrado, all’interno di queste tensioni internazionali.
A mio avviso, soltanto un serio e duraturo impegno internazionale in un programma per lo sviluppo dei paesi più poveri, accompagnato però a un rafforzamento delle Nazioni Unite, a un’impegno serio e determinato in missioni umanitarie o cmq volte alla salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo e a un contemporaneo uso, continuo e costante, dell’”arma” della diplomazia potranno evitare che tali tensioni sfocino in qualcosa di più serio, di più grave.
Un saluto a tutti,
Stefano.


Verissimo...gli aiuti umanitari (in generale) dovrebbero essere DONATI, NON PRESTATI! Dovrebbero essere a fondo perduto, totalmente gratuiti, fondati, appunto, sulla difesa dei diritti fondamentali dell'uomo.
Anche se poi, bisogna anche stare attenti al fatto che "regalare" non sempre da i risultati sperati, se contemporaneamente non si educa la popolazione ad usare e amministare con giudizio.
A tale proposito, abbiamo la testimonanza del nuovo premio nobel per la pace, e del suo progetto di sviluppo tramite piccoli prestiti a tassi irrisori. Perchè non estenderlo, tramite l'ONU, in tutti i paesi "in via di sviluppo"? Perchè non spingere l'Onu ad aprire in tutti questi paesi delle banche di questo tipo?
Per i fondi dovrebbero essere presi quelli dell'ONU...magari richiamando alcune potenze mondiali a saldare i loro, di debiti, con l'ONU. (mi riferisco agli U.S.A., ovviamente).
Stefano Cassoni