STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

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perla rossa
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STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

1) Il Bush è incavolato. E di brutto. Condoleezza, poi, non ne parliamo. Con chi ce l’hanno? Ma col nostro governo, no? Perché accidenti, o meglio, shit, questi maledetti italiani sono sempre i soliti. Inaffidabili. Piagnoni. Perfetti, tipici vecchi europei, cuore tenero, pizza & mandolino & trinariciuti. Ma come? Pur di salvare Mastrogiacomo trattano coi terroristi? Con quei mostri medioevali? Fuck off! In effetti è uno scandalo: tutti, andiamo!, sanno che per la liberazione delle due Simone e della Sgrena l’amico Silvio non aveva scucito un centesimo. Ferreo e impavido a fianco dell’amico George, per difendere la civiltà occidentale. Pare anzi che i sequestratori, dopo aver visto in televisione le loro facce feroci, se la fossero fatta sotto e avessero restituito gli ostaggi con tante scuse. Poi c’è scappato un morto, tale Calipari, ma quella era una svista dei “nostri”, di altri amici. Tutti amici. Quindi si è chiuso un occhio (e pure l’inchiesta). E poi Calipari era stato imprevidente. La macchina che trasportava lui e la Sgrena correva troppo (si narra, addirittura a 20 all’ora): i poveri soldatini yankees, giustamente allarmati, hanno fatto fuoco. In ultima analisi, Calipari se l’è cercata. Si potrebbe quasi dire che… si è suicidato.

E’ andata così, vero? Viceversa non si spiegherebbe il motivo di tanto livore. Viceversa, se pure Silviuccio avesse sganciato e/o trattato, un to-tò sul didietro lo meritava anche lui. Invece, per lui, sempre grandi sorrisi: caro amico, amico caro. Tutti amici.

Viceversa si potrebbe sospettare che l’amministrazione americana se la pigli col governo di “sinistra” (…) solo perché le sta antipatico, e miri a farlo cadere. Magari con l’appoggio, discreto ma costante, di qualche palazzo d’Oltretevere. Siamo malfidenti, lo sappiamo. Malfidenti e ingrati. Sembriamo comunisti.

E per carità, no: perfino papa Ratzinger ancora non ha stabilito se sia peggio essere gay (pardon, deviati) o comunisti. Un bel dilemma. Sorvoliamo. Ciò nonostante, qualche perplessità resta. Cioè: ma se siamo italiani inaffidabili, perché gli strateghi americani continuano a reclamare l’invio di nostre truppe? Visto che valiamo poco, beh, ci lascino a casa. Nessuno piangerà, credo.

Parimenti: come mai questi grandi combattenti, questi raffinati strateghi, ancora non sono usciti da una guerra che doveva durare pochi mesi, e invece si protrae da ben quattro anni? E senza alcun risultato concreto, visto che i Taliban sono tornati al loro posto, le donne continuano a portare il burqa e Bin Laden resta uccel di bosco? Oddio, per la verità alcuni risultati si sono visti: qualche migliaio di terroristi catturati e/o eliminati, circa 60.000 vittime civili, bambini inclusi. E un Paese completamente distrutto. Ma anche in questo caso, si tratta di sviste. E poi, erano afghani: ergo, amici di terroristi, o terroristi in erba. Questa è la legge della guerra preventiva, e questi i suoi frutti.

2) Bush non è il solo a essere arrabbiato. Sembra lo sia, e di bruttissimo, Sandro Baldoni, fratello di Enzo (do you remember?). Ma per motivi affatto diversi. Ce li spiega in un’accorata lettera a “Repubblica”: “Ricordiamo come se fosse ieri la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro - scrive Sandro, - lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d’aiuto”, ed è quest’ultima frase a ferire di più. Perché disgraziatamente vera.

In quel caso si potrebbe affermare che il governo berlusconide tenne duro, mostrò i muscoli (o la mascella), e non trattò con nessuno. Cioè se ne strafregò, allo stesso modo della Chiesa già in aria di restaurazione ratzingeriana. Enzo fu lasciato solo, peggio: la stampa governativa, Feltri in testa (indimenticabile il suo “pirlacchione” rivolto al free-lance, http://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-de...), lo irrise nel momento stesso in cui veniva trucidato.

Gli americani se ne strafregarono in eguale e peggior modo, probabilmente di Baldoni non sentirono nemmeno parlare; solo l’Italia, e purtroppo dopo, venne percorsa da un fremito di panico: e per questo, sempre dopo, si capì che non ci si poteva permettere un’altra figuraccia, che il cinismo aveva pure un limite (adesso il problema non si porrebbe nemmeno); e si tentò di evitare il bis. Ma non si risparmiò Calipari (dagli americani). Il sacrificio di Baldoni, in altre parole, servì almeno a questo: a permettere che la pietà non morisse del tutto. Non nel cuore della gente, intendiamo. Ora i parenti esortano l’attuale governo a non dimenticarli, a lavorare perché sia loro restituito almeno il corpo del congiunto. Vedremo come finirà questa volta.

3) Da diverso tempo si parla di scuola. Bisognerebbe compiacersene, d’abitudine è un tema che non interessa nessuno. In sostanza, ce ne freghiamo anche di quello - d’altronde il motto “me ne frego”, tornato prepotentemente attuale, è stato coniato proprio qui, nella ridente terra del sole e del vino. Veramente qualcun altro, e proprio per la scuola, gli aveva contrapposto un “I care”, m’importa. Ma si trattava di un prete strano. Uno di quelli che il Vaticano ha sempre avversato. E infatti è stato presto messo in archivio, come un peso fastidioso. Anche la Chiesa se ne è fregata.

Si parla di scuola, dicevo. Ma non come ci si potrebbe aspettare: non dell’interminabile precariato degli insegnanti, non degli stipendi miserabili, non dei programmi obsoleti, non dei tagli ai docenti di sostegno (per saperne di più cfr. ivi, comm. 2). Nient’affatto. Gli insegnanti sono presentati come pericolosi squilibrati, e tale squilibrio non è motivato dalla frustrazione per i problemi di cui sopra, ma da una inquieta vertigine sessuale. La scuola, per i media, è divenuta il luogo d’ogni perversione, e l’allarme principale è costituito dal telefonino. Al punto che il nostro impagabile ministro ha pensato di vietarlo per legge. Chi osava obiettare che sarebbe stato sufficiente far rispettare i regolamenti d’istituto ha ricevuto una severa rampogna. Vietato non vietare. Pugno di velluto in guanto di ferro. In egual maniera funzionavano le leggi secentesche, fantasiosamente spietate coi deboli, imbelli e tremebonde coi forti. Barocchismi di ritorno.

4) Gherardo Colombo lascia la magistratura, denunciando: “Non mi permettono di svolgere il mio lavoro”. In compenso si sono ripresi Carnevale. Avete capito bene, proprio il simpaticone scarcera-mafiosi che “non piangeva Falcone neppure da morto”. Fedele al suo iridato cognome, ora si abbandona a crasse risate. E azzecca, garbuglia, sofistica, pignoleggia. Soprattutto, assolve. E’ davvero il caso di dire che, in Italia, il Carnevale non finisce mai.

Probabilissimo che, grazie a quell’indulto così Clemente - morbido nome da Papa della Restaurazione - dai banchi degli imputati Cesare Previti torni a quello dei senatori. La Clemenza è infinita.

Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com: “A) il video con l’intervista ai figli della donna kamikaze: ‘Quanti ebrei ha ucciso la vostra mamma? Ed oggi dov’è?’ Risposta: ‘In Paradiso!’. Oltre il concetto di infanzia violata. b) Dov’è don Pierangelo Bertagna, reo confesso di abusi sessuali su 40 bambini? Cosa sta facendo oggi? Ma soprattutto, perché non è ancora in carcere?”. Senza commenti.

5) Papa Ratzinger ripristina la Messa in latino. E appronta un giro di vite contro il teologo Jon Sobrino http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Sobrino. Sobrino, grande amico e aiutante di Oscar Romero, è l’ultimo rappresentante della teologia della liberazione, un intellettuale di spicco e, specialmente, un instancabile apostolo dei poveri. Ma per la gerarchia è reo di predicare un Cristo umano, troppo umano. Il Cristo di Ratzinger è ieratico, scarnificato, giudice. Dei peccati sessuali anzichenò. Sobrino si occupa troppo delle sofferenze materiali dei nullatenenti, invece di insegnar loro la rassegnazione e il silenzio; e poi si sa, il Regno di Dio non è di questo mondo. Per loro. Quindi meglio stiano zitti e buoni. Sarcasmi a parte, non permettiamogli di cacciare Sobrino e di sostituirlo con Lefebvre. Firmiamo la petizione (vedi commento n° 1). Serve un segnale forte, fortissimo. I tempi di Bellarmino non devono tornare.

6) Le maggiori organizzazioni cattoliche si preparano per la manifestazione pro-famiglia, sponsorizzata dal Vaticano e prevista il 12 maggio prossimo. Non per colpire il governo, assicurano, ma piuttosto per “sensibilizzarlo” sull’indispensabile ruolo dell’istituzione, “basata sul matrimonio tra uomo e donna”, nella società e nella vita. Nulla da obiettare, figuriamoci. Ci si domanda però perché proprio ora: in cinquant’anni di regno (demo)cristiano tali gruppi avrebbero dovuto scendere in piazza centinaia di volte, dato che i timorati ministri diccì, pur empiendosi la bocca di concetti come “sacralità del matrimonio”, “figli” e “fecondità”, non attuarono mai una politica familiare attenta e responsabile. Tanto è vero che la natalità in Italia è diventata la più bassa d’Europa, mentre nella protestante Europa del Nord (in certi ambienti l’aggettivo è tornato ad assumere una valenza spregiativa) si assesta intorno ai 2-3 figli per donna. Ma senza andar tanto lontano, sarebbe stato logico veder sfilare la protesta cattolica contro la Finanziaria di Tremonti, che colpiva duramente le famiglie italiane.

Invece, non è accaduto nulla. Al contrario: mai i rapporti tra il Vaticano e il governo furono idilliaci come durante il Berlusconi II (fascismo escluso).

Normale dunque s’insinui qualche sospetto, a partire dalla scelta della data, la stessa del referendum anti-divorzio del 1974. Forse sempre non a caso il raduno si terrà un mese dopo quello a favore dei Dico. E quando qualcuno ha agitato lo spauracchio delle unioni gay, si è assistito a un crescendo di attivismo, di proclami contro lo smarrimento dei valori non negoziabili, per giungere fino ad aperti insulti: “deviati”, “materialisti”, “sodomiti” e altre squisitezze linguistiche.

Anche associazioni quali l’Agedo (genitori di omosessuali), o l’Arci, si sono auto-invitate al convegno; va da sé che nessuno le aveva convocate, ma la piazza è pubblica. Però, però… evitiamo ambiguità, si è premunito Domenico Delle Foglie, uno dei promotori (il testo del proclama in http://www.vita.it/articolo/index.php3?STAMPA=S&NEWSID=78237 , n.d.A.). Il meeting è contro i Dico. E gli omosessuali, beh, mica si può cacciarli apertamente, ma non si aspettino concessioni (Delle Foglie dà per scontato che tutti i gay siano a favore delle unioni civili). Non pare li si gradisca molto come compagni, ecco. E per taluni questa manifestazione per la famiglia assomiglia, sotto sotto, a un corteo anti-omosessuale. In tal caso, per la prima volta nella loro storia i cattolici, seguaci di quel Cristo che difendeva gli emarginati, sfilerebbero contro una minoranza. Speriamo di no, benché il rischio esista data la martellante campagna di Ratzinger, il quale ha più volte additato nei gay l’origine di tutti i mali (compresa la scarsa prolificità degli italiani, diventati, “per colpa d’un gaio edonismo”, debosciati rammolliti).

Si parlerà pure di revisione della legge 194, e le prime avvisaglie sono giunte da Milano, con la proposta di legge di un cimitero per i feti.

Non resta che osservare. Con molta attenzione. All’evento presenzierà compatta la destra parlamentare, con acclusi deputati & senatori e le rispettive due o tre famiglie. Tanto, loro dei Dico se ne fregano e possono sceneggiare pure una impavida opposizione: grazie al Regolamento Speciale dei Parlamentari, infatti, ai loro congiunti, conviventi o sposati in terze o quarte nozze, senza distinzione di sesso, è prevista una congrua pensione, del tutto simile a quella dei coniugi unici e indivisibili. Non alla volgar plebe, ma non scandalizziamoci: al mondo non siamo mica tutti uguali. Alcuni lo sono più di altri.

Non saranno da meno alcuni ministri del cosiddetto centrosinistra, fra cui - poteva mancare? - l’immarcescibile Mastella (quello col nome da Papa): il quale trova “scostumati” i gay ma costumatissimo Previti. Chissà cosa ne pensa l’ex-tronista Zequila, un tempo noto come “Er Mutanda”.

Così le armate di Benedetto sperano di assestare un colpo decisivo a Prodi, far tornare l’amato Cavaliere e, con lui, una politica ligia agli interessi vaticani. E poi delle famiglie chi se ne frega, l’importante sarà raggiungere lo scopo.

7) L’allusione a Zequila e ai tronisti mi ha incastrato, ne sono conscia. E molti di voi, adesso, si aspetteranno io parli di… Ma no, ragazzi: non mi ci colgono. Dolente, non mi ci colgono. Stavolta permettete anche alla sottoscritta di fregarsene. Già il corpo la espelle, e tanti saluti: nemmeno degna di entrare nei lepidi lazzi del Bagaglino. E, come vaticinava Testori, “quando un Paese si diverte col Bagaglino significa che non siamo alla frutta, ma alla merda”. Meglio chiuderla qui, credetemi.

Daniela Tuscano

perla rossa
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Iscritto: 13/07/2006
Salviamo il posto di lavoro degli insegnanti di sostegno

13 marzo 2007 - inviato da Marco Vizzutti
Con la presente si vuole porre all’attenzione, sia dei mezzi di
informazione, sia delle forze politiche, la paradossale situazione nella quale si trovano gli insegnanti di sostegno della scuola pubblica italiana.

Negli ultimi anni, visto il crescente disagio in cui si trovano
sempre più alunni e visto il costante aumento delle certificazioni da parte delle ASL, sono stati attivati numerosissimi corsi per formare insegnanti di sostegno, che fossero in grado di garantire un adeguato percorso formativo ai ragazzi diversamente abili, favorendone nel contempo, il fattivo inserimento nelle classi nelle quali erano inseriti. Gli insegnanti di sostegno, pur avendo quotidianamente a che fare con le difficoltà e talvolta le contraddizioni della realtà scolastica, che non sempre è pronta ed attrezzata ad accogliere la diversità, si rendono conto dell’importanza del loro ruolo e della loro funzione, alfine di tentare di garantire un reale processo di integrazione degli alunni nel contesto classe. Chi vive ogni giorno la realtà della scuola, verifica che in ogni classe ci sono almeno 2/3 alunni, oltre all’alunno certificato, che avrebbero bisogno di interventi individualizzati di sostegno. Per far fronte a tutte queste criticità, l’amministrazione scolastica ha giustamente richiesto alle università di formare sempre più insegnanti che potessero essere utilizzati sui posti di fatto disponibili; purtroppo la maggior parte di questi posti sono tutti precari, con stipendio fino al 30 giugno!

Quindi, il primo paradosso che vogliamo evidenziare, riguarda proprio la sproporzione fra il numero delle certificazioni che si sono avute in questi anni, e l’effettiva disponibilità di posti di lavoro a tempo indeterminato, i cosiddetti posti di diritto. Attualmente il ministero della Pubblica Istruzione non gradisce più che vi siano un crescente numero di certificazioni, perché ciò comporta un aggravio di spesa per le casse dello Stato, che deve assumere, naturalmente a tempo determinato, un sempre maggior numero di insegnanti di sostegno e perciò si è deciso di attivare le commissioni competenti per le certificazioni, che erano già state costituite sulla carta dalla
Moratti, ma non avevano mai iniziato a funzionare, con lo scopo di rendere il percorso che porta alla certificazione di disabilità, sempre più difficile, aumentando gli adempimenti burocratici e lasciando il giudizio finale alle valutazioni di una commissione che avrà tutto l’interesse, nel caso di situazioni borderline, a dichiarare la non certificabilità .

Questo è il secondo, e più grave paradosso che vogliamo mettere in evidenza. Quando una famiglia affronta il percorso di una
certificazione è sicuramente in una situazione emotiva molto
delicata, in quanto sicuramente il ragazzo/a ha già avuto una
situazione scolastica difficile e travagliata, ha già manifestato problemi caratteriali e/o comportamentali, ha già vissuto situazioni di isolamento sociale e di cattiva qualità dell’integrazione, ha già manifestato comportamenti oppositivi e talvolta violenti. Insomma anche oggi la certificazione per le famiglie non credo che venga vissuta come un momento di allegra spensieratezza, ed anche gli insegnanti che talvolta la propongono durante il percorso scolastico lo fanno dopo averne molto discusso e con la determinazione che ciò possa essere utile a colmare delle lacune e intervenire sugli aspetti
relativi all’autostima, alla coscienza di sé e degli altri, al
raggiungimento di un’effettiva autonomia di lavoro e/o personale, all’acquisizione di un metodo di lavoro più efficace, al riconoscimento e alla gestione delle proprie emozioni e quindi al rispetto delle regole di convivenza. Ciò che vogliamo mettere in evidenza è che a tutti i livelli, 1) famiglia con il suo carico di ansie, paure e talvolta pregiudizi, 2) scuola, con l’obiettivo di rendere il percorso formativo veramente efficace e l’intervento educativo veramente personalizzato, 3) ASL, che certamente non stila delle certificazioni, se non vi sono reali problematiche da affrontare con interventi strutturati sulle carenze della persona, vi è una presa di coscienza che , se il percorso della certificazione si avvia, è perché se ne riscontra la reale necessità, e se le famiglie negli ultimi anni si sono affidate con maggiore fiducia alle indicazioni provenienti dagli insegnanti, ciò va visto non come un problema, ma come un’opportunità positiva e come testimonianza di fiducia delle famiglie stesse nei confronti del sostegno, che in questi anni ha prodotto innumerevoli buone pratiche, acquisendo stima
e valore agli occhi dei cittadini, dopo anni di pregiudizi e
resistenze. La nostra paura, rafforzata anche da colloqui con
dirigenti scolastici, è che si voglia sostituire gli insegnanti di sostegno, che ricordiamo essere gli unici autorizzati ad interventi didattici e progettuali sulla classe, e non solo in funzione dell’alunno diversamente abile, con figure non ben identificate di educatori provenienti da cooperative o associazioni, a cui non è richiesta nessuna particolare specializzazione e con meri compiti di assistenza per l’autonomia personale e la comunicazione e con stipendi più bassi di quelli degli insegnanti.

Troviamo scandaloso che il ministro Fioroni, dopo aver rilasciato nei mesi di Agosto e Settembre, dichiarazioni nelle quali definiva “terrorismo” , le notizie che stavano già circolando riguardo ad una riduzione degli insegnanti di sostegno, e nelle quali affermava che il sostegno era “una delle poche buone pratiche della Scuola Italiana, che poteva essere esportata in Europa”, e che poi nei fatti decide di agire con la forbice in modo indiretto e quindi subdolo, istituendo le cosiddette commissioni con intenti razionalizzatori, ma che in pratica avranno la funzione di ridurre le certificazioni e dunque gli insegnanti di sostegno, lasciando tutte le criticità scolastiche irrisolte ed anzi aggravate. Non è questo che ci aspettavamo da un governo di centrosinistra che in campagna
elettorale aveva detto, parole dello stesso Presidente Prodi, di
voler ridare dignità alla professione dell’insegnante. Tagliare posti di lavoro e lasciare i ragazzi diversamente abili al loro destino non ci sembra una buona partenza!

Se l’attuale maggioranza procederà su questa strada, tradirà le aspettative di una buona parte del suo elettorato, e questa sarà una responsabilità politica molto grande, un macigno che peserà sul futuro di questa coalizione.
E’ nostra intenzione inviare questa lettera agli organi di informazione ed alle istituzioni e quindi invitiamo tutti i colleghi a firmarla perché abbia più forza e visibilità. E’ in gioco il nostro futuro!!!!!!

Firmando questa petizione, possiamo rendere visibile il nostro disagio e sollecitare azioni concrete a tutela del nostro lavoro.

http://www.petitiononline.com/Sostegno/petition.html

perla rossa
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Iscritto: 13/07/2006
Solidarietà con Jon Sobrino - Sottoscrivi il testo di Frei B

Noi della Casa della Solidarietà-Rete Radié Resch di Quarrata (Pistoia) abbiamo deciso, con Frei Betto, di essere solidali con il teologo Jon Sobrino condannato in questi giorni dal Vaticano per la sua riflessione sul Gesù storico.

Ti presentiamo più sotto il testo di Frei Betto, da sottoscrivere per poi farlo avere alle autorità vaticane.
Sei pregato di sottoscriverlo, e per questo ti invitiamo a fare clic sul collegamento che segue:

http://www.rrrquarrata.it/nuovo/html/modules.php?name=Feedback

Si aprirà una pagina del nostro sito, dove ti invitiamo a inserire: nome, cognome, indirizzo email e, nel campo Messaggio, la scritta “Solidarietà con Jon Sobrino”.

Dopo la riflessione di Frei Betto seguono le firme di chi ha già
aderito a questa azione di solidarietà.

Grazie,
gli amici della Casa della Solidarietà-Rete Radié Resch di Quarrata (Pistoia)

Ombre dell’inquisizione

di Frei Betto

Oggi è un giorno triste per me. Mi duole nel profondo del cuore, nel midollo della mia fede cristiana. Il Papa Benedetto XVI, alla vigilia del suo primo viaggio in America Latina, ha fatto un gesto che dà un gusto amaro ai saluti di benvenuto: ha condannato il teologo gesuita Jon Sobrino, di El Salvador.
Conosco Sobrino da molto tempo. Insieme siamo stati consulenti dei vescovi latinoamericani a Puebla, nel 1979, in occasione della prima visita di Papa Giovanni Paolo II nel nostro continente. Abbiamo partecipato insieme a molti incontri, preoccupati di alimentare la fede delle comunità ecclesiali di base che, oggi, fanno dell’America Latina la regione con un maggior numero di cattolici del mondo.
Sobrino è accusato del fatto che nelle sue opere teologiche non dà un’enfasi sufficiente alla coscienza divina del Gesù storico. Per questo gli è stato proibito di far lezione di teologia e tutti i suoi scritti futuri dovranno essere sottoposti ad una previa censura vaticana. Il parere di condanna della commissione della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Uffizio) parte, evidentemente, da pregiudizi. La lettura attenta delle opere di Sobrino rivela che egli non nega mai la divinità di Gesù. La nega il docetismo, un’eresia già condannata dalla chiesa nei primi secoli dell’era cristiana, basata sull’idea che Gesù di umano avesse solo l’apparenza, infatti in tutto il resto era divino. La qual cosa farebbe dell’incarnazione un inganno e darebbe ali alla fantasia per cui nella Palestina del I° secolo l’uomo Gesù, dotato di onniscienza, potrebbe avere facilmente previsto l’attuale conflitto fra palestinesi ed ebrei.
I vangeli mostrano chiaramente che Gesù aveva coscienza della sua natura divina. Al contrario del suoi contemporanei, trattava Javè in maniera molto intima, affettuosa: Abba, “mio caro papà”, una rara espressione aramea -la lingua parlata da Gesù-, secondo quello che consta nel testo biblico. Tuttavia, quegli stessi vangeli dimostrano che Gesù, come tutti noi, ha sofferto di tentazioni ha avuto paura della morte, ha pianto, ha sentito la solitudine, ha chiesto al padre se fosse possibile allontanare da lui il calice di sangue, è stato uguale a noi in tutto, come afferma Paolo nella lettera ai Filippensi, tranne che nel peccato, infatti amava come solo Dio ama.
Invece, Roma soffre ancora di un platonismo impregnato di teologia liberale a partire da Sant’Agostino. Parla della divinità come se essa fosse contraria all’umanità. Ma la Creazione divina è indicibile. Come dice Paolo: “in lui (Dio) viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti degli apostoli 17,28).
Dice bene Leonardo Boff riferendosi a Gesù: “Per quanto egli era umano, poteva solamente essere anche Dio”. La nostra umanità non è la negazione della divinità, così come non lo era quella di Gesù. La divinità è la pienezza dell’umanità e questa è l’annuncio di quella. “Siamo della razza divina”, afferma Paolo agli ateniesi (Atti 17,28).
Roma, che gioca tanto con i simboli, sembra disprezzare l’America Latina ignorando che Jon Sobrino vive in Salvador, il cui arcivescovo, Oscar A. Romero, è stato assassinato dalle forze della destra mentre diceva messa nella cappella di un ospedale nel 1980. Il prossimo 24 marzo si commemorano i 27 anni del suo martirio. Sobrino vive a San Salvador, nella stessa casa in cui, nel 1989, quattro sacerdoti gesuiti, oltre alla cuoca e a sua figlia di 15 anni, sono stati assassinati da uno squadrone della morte.
Come si può rinnovare la Chiesa se le sue teste migliori stanno sotto la ghigliottina di chi vede eresia dove c’è fedeltà allo Spirito Santo?
Quel che c’è dietro la censura a Jon Sobrino è la visiona latinoamericana di un Gesù che non è bianco e non ha gli occhi azzurri. Un Gesù indigeno, negro, scuro, emigrante; Gesù donna, emarginato, escluso. Il Gesù descritto nel capitolo XXV di Matteo: affamato, assetato, stracciato, malato, pellegrino. Gesù che si identifica con i dannati della terra e che dirà a tutti che di fronte a tanta miseria devono comportarsi come il buon samaritano : “ciò che farete a uno dei miei piccoli fratelli, lo farete a me” (Matteo 25,40).

Adesioni aggiornate alle ore 16 di lunedi’ 19 marzo 2007

Frei Betto, domenicano brasiliano, teologo e autore del testo
Marcelo de Souza Barros, benedettino brasiliano, biblista
Leonardo Boff, teologo brasiliano
Luigi Ciotti, Gruppo Abele
Arturo Paoli, piccolo fratello
Alex Zanotelli, comboniano
Paolo Tofani, parroco di S. Piero Agliana (Pistoia)
Gianni Minà, giornalista
Alessandro Santoro, prete della Comunità delle Piagge (Firenze)
Pasquale Gentili, parroco di Sorrivoli (Cesena)
Antonio Vermigli, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
Stefano Simoni, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
Sergio Lomi, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
Lucia Agostini, Vila Esperança
Maria Paola Rottino
Fabio Ceseri
Gandolfo Librizzi
Maddalena Brugnara
Franco Borghi
Anna Maria Trevisani
Pierpaolo Loi
Saverio Tommasi
Silvia Scatena
Luigi DePaoli
Cesarino Venturi
Eugenia Debortoli
Matilde Roberto
Simone Niccolai
Lino Selvagno
Aldo Benassuti
Ettore Masina
Michele Prandini
Piero Giovannelli
Roberto Giannini
Giovanni Colombo
Alessandro Nanni
Laura Fantozzi
Silvio Salussolia
Carmine Curci, direttore di Nigrizia
Giuseppe Bennati
Rossana Vermigli
Don Aldo Antonelli
Bargara Cencioni
Giorgio Gallo
Mauro Matteucci
Paola Pallini
Rosa Pia Bonomi
Lydia Franceschi
Gianna Berti
Elisabetta Pirolo
Orlando Picca
Arrigo Malavolti
Liliete Carito
Flora Misitano
Carlo Fiocchi
Anna Eugenia Capano
Silvia Giacomini
Umberto Allegretti, ordinario Univ. Firenze (Giurisprudenza)
Teresa Crespellani, docente univ. Firenze (Ingegneria)
Andrea Casini
Don Andrea Bigalli
Elio Tocco, presidente I.M.S.U.
Nicole Adam
Giovanna Lachi
Silvia Mantovani
Giuliana Mecagni
Lorella Pica, presidente della Ong Sulla Strada
Luigi Consonni
Sandro Bonardi
Sara Barontini
Annamaria Columbu
Margherita Zaccagnini
Saverino Codispoti
Giusi Lauro
Stefano Cecconi
Mario Facchini
Serena Viscido
Alessandro Pannitti
Anna Maria La Placa
Franco Matteoni
Don Francesco Capponi, parroco
Giorgio Montagnoli
Teresita Picardi
Sandro Bigalli
Giacomo Bazzani
Mirella Bresci
Maria Pia Lucchi
Carla Goffi
Omero Nardini
Marco Schenone
Antonio Melis
Nara Zanoli
Marco Cappellini
Giancarlo Scapin
Stefano Dini
Alessio Di Florio
Gianni Mula
Claudio Giambelli
Nadia Scardeoni
Celeste Zoli
Alberto Rocchi
Lorenzo Tommaselli
Silvia Pesapane
Ambrogio Ferrari
Federica Ansaloni
Riccardo Vettori
Roberto Mancini
Giovannai Orfano
Maria Luisa Borgheresi
Dorotea Roccatagliata
Marcella Danon
Enrico Peyretti
Paolo Eustachi
Laura Santanni
Linda Carbone
Angela Serreli
Andrea Serra
Rogerio Ignacio de Almeida Cunha, teologo brasiliano
Anna Maria Maraviglia
Serena Romagnoli
Alessandra Pastore
Piero Pinzauti
Luigi Colella
Anna Colella
Franco Mori
Pierpaolo Penzo
Maria Affu
Moreno Lomi
Alessandro Zanchi
padre Carmine Miccoli
Alexander Lenihan
Luigi Buson
Carla Maria Cannas
Alfio Nicotra

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