Premessa
Tutto quanto affermerò nelle righe seguenti, così come tutto quello che ho postato finora nel Forum, vuole solo rappresentare la mia personale opinione su un particolare tema, che io sottopongo volentieri al vostro giudizio e che sono disposto a cambiare in qualsiasi momento, di fronte ad argomentazioni più convincenti.
I miei post non sono opere compiute e ben definite, ma lacunose, imperfette, piene di errori e spesso di non agevole leggibilità. Essi vanno perciò considerati per quello che sono: dei cantieri di lavoro aperti al contributo di tutti e finalizzati a costruire dal basso un edificio DD.
Dico questo perché può capitare (è già capitato) di essere frainteso. Dunque, se spesso io mi esprimo con espressioni categoriche, del tipo “La DD esige questo”, non vuole essere una predica o un dogma che io voglio imporre ad alcuno, ma vi è sottintesa (sottintesa, perché sarebbe noioso ripeterla continuamente) l’espressione “Secondo il mio modesto parere”.
Sul voto
Le discussioni che si sono svolte in questo Forum mi hanno indotto a mettere ordine nella mia mente sulla relazione voto/democrazia, ed ecco a cosa sono pervenuto.
La DR ha usato i termini «partecipare» e «votare» come sinonimi e ci ha fatto credere che, nell’atto del voto, in realtà stiamo partecipando attivamente e responsabilmente al processo politico. Questo è bastato per indurre molte associazioni di cittadini ad impegnarsi in una lotta secolare, che è approdata al riconoscimento del suffragio universale, il che è stato salutato come il segno tangibile di una democrazia pienamente realizzata e come una ragione sufficiente per porre fine alle lotte. La conseguenza è che oggi “La maggior parte dei cittadini in tutti i sistemi politici compie essenzialmente un solo atto di partecipazione politica: vota, e nulla più” (PASQUINO 2007a: 11).
La cosa sorprendente è che tutto questo ci sembra normale, mentre, ad un’osservazione più attenta, certamente normale non è. Se guardiamo, infatti, oltre il velo della demagogia, non dovremmo fare alcuna fatica a scorgere che «votare» non è necessariamente la stessa cosa che «partecipare attivamente e responsabilmente», e poiché la partecipazione attiva e responsabile dei cittadini è un requisito essenziale della democrazia, ne consegue che il voto da solo non fa democrazia o, detto in altri termini, la democrazia non può essere ridotta al diritto di voto o al voto stesso. Mi spiego meglio.
È possibile distinguere due tipi di voto profondamente diversi fra loro: un voto di delega in bianco e un voto di responsabilità o deliberativo.
Quando il signor Rossi appone il segno di una croce sul simbolo di un partito stampato su una scheda, egli sta semplicemente trasferendo la sua sovranità a qualcun altro che lo dovrà rappresentare, che oggi è designato dal partito stesso, ma che potrebbe essere designato dallo stesso interessato, senza con ciò cambiare radicalmente la natura della rappresentanza. Nel caso specifico, il voto è dunque una classica operazione di abdicazione ai propri diritti, in virtù della quale il cittadino Rossi cede la sua libertà responsabile ad un rappresentante (chiunque egli sia e da chiunque sia stato designato) e rinuncia a partecipare attivamente nelle decisioni in merito a questioni di interesse generale. Questo tipo di voto è da ritenere antidemocratico perché nega un fattore essenziale della democrazia, che è quello della partecipazione diretta del cittadino, sia pur nel rispetto del principio della sussidiarietà.
Il secondo tipo di voto è quello che lo stesso signor Rossi è chiamato ad esprimere all’interno della propria comunità locale tutte le volte che si dovrà deliberare sulle questioni all’ordine del giorno, come la costruzione di un asilo nido o di una casa per anziani o il rifacimento della segnaletica stradale o l’assegnazione di un incarico. In questo caso il cittadino Rossi sta esercitando il suo diritto alla partecipazione e dunque il suo voto è un atto pienamente democratico.
A seconda della modalità in cui viene espresso, il voto si può anche distinguere in «segreto» e «palese». Entrambi hanno pro e contro. Il primo ha il vantaggio di preservare l’elettore dal rischio di eventuali condizionamenti esterni, ma non può essere revocato; il secondo ha il vantaggio di mettere l’elettore di fronte alle proprie responsabilità, ma al tempo stesso lo espone al rischio di essere influenzato da terzi e, per di più, si presta a operazioni di compravendita.
A causa di queste differenze, i due tipi di voto trovano applicazioni diverse. La segretezza è preferibile nel voto di abdicazione, almeno sotto il profilo della democraticità, perché lascia il cittadino apparentemente libero di scegliere, senza condizionamenti di terzi, anche se si tratta di una pseudo libertà, dal momento che è limitata dalle opzioni previste dai partiti. Il palesamento del voto invece è più indicato nei processi deliberativi, dove ciascun cittadino è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità e sarebbe illogico che lo faccia in modo segreto.
Rimane da chiarire la questione del cosiddetto diritto di revoca, il quale presenta un aspetto ideologico e uno procedurale. Secondo Bobbio, “un sistema democratico caratterizzato da rappresentanti revocabili è, in quanto prevede rappresentanti, una forma di democrazia rappresentativa, ma in quanto questi rappresentanti sono revocabili si avvicina alla democrazia diretta” (1991: 47). Va notato il fatto che Bobbio non dice che il diritto di revoca trasforma una DR in una DD, dice semplicemente che avvicina la DR alla DD, senza modificare la natura della DR stessa. E, infatti, il diritto di revoca non cambia la natura del voto, che rimane un voto di abdicazione dei propri diritti e, come tale, non ha nulla a che vedere con la DD. Insomma, sotto il profilo dei contenuti, una DR che dovesse riconoscere il diritto di revoca, rimarrebbe pur sempre una DR.
Per quel che attiene l’aspetto procedurale, va detto che solo il cittadino che abbia votato in modo palese può revocare in modo personale il proprio voto, mentre, per chi abbia votato in modo segreto, l’unica procedura di revoca possibile è quella di ritornare al voto collettivo. Ma come può concretamente un cittadino revocare il suo voto segreto? Per quanto ne so, di norma, si procede in due fasi: prima si raccolgono le firme dei cittadini che intendono revocare il mandato ad un rappresentante, poi, se si raggiunge il quorum prefissato, si passa alla consultazione di massa. Questa procedura ricorda quella del referendum e può essere fatta oggetto di tutte le considerazioni che riguardano questo istituto, sulle quali mi limito a dire che ne ho parlato in un apposito post.
In conclusione, non è il voto che fa la democrazia, ma la partecipazione libera, competente e responsabile di tutti i cittadini.


Nelle decine di post che ho pubblicato nel Forum in un arco di sei mesi, il voto non vi aveva spazio alcuno.
Evidentemente lo avevo trascurato, perché non aveva per me una significativa rilevanza.
È nel Forum che mi sono posto il problema, perché ho notato la tendenza di mettere tutto ai voti e di considerare verità assoluta una tesi approvata con dieci voti favorevoli e cinque contrari.
Il voto è ineliminabile, ma non deve interferire sui diritti fondamentali della persona.
Se i membri di questo Forum (170), a maggioranza, votassero la sospensione del tuo stipendio per sei mesi, probabilmente tu non saresti d'accordo. E, secondo me, avresti ragione tu a non essere d'accordo, più di quanto non l'abbia la maggioranza che ha votato il provvedimento.
In qualità di cittadini DD, noi dovremo batterci perché lo Stato garantisca l'effettivo esercizio dei diritti fondamentali a tutti i cittadini, nessuno escluso.
Se non si fa questo primo passo, restano solo vane parole.
E per fare questo passo non occorre un referendum, ma è sufficiente una legge dello Stato.
Il problema semmai è trovare i fondi. Ed per questo che dovremmo pretendere l'introduzione della moneta elettronica, per recuperare i fondi dall'evasione fiscale.
Noi cittadini DD non dobbiamo stancarci di chiedere ai nostri beneamati rappresentanti queste due cose: diritti per tutti e moneta elettronica.
Poi possiamo votare tutto quello che vogliamo (fatta eccezione per le questioni morali).
Io non sono contrario al voto, ma credo che non tutto possa essere deciso col voto.
Didì